Gioco
I “multiservizi”: preziosissimi in tempi di Covid, ma sotto pagati
La protesta dei lavoratori del settore pulizie-sanificazione senza contratto da sette anni e con salari “da fame”
MASSA. Contratti collettivi nazionali scaduti da sette anni, un salario che ormai non corrisponde più al costo della vita, protocolli d’intesa siglati ma tavoli andati a vuoti per la defezione della controparte datoriale. Sono le condizioni in cui versano i lavoratori, ma soprattutto le lavoratrici, del settore dei multiservizi. Si tratta di un comparto molto diversificato, che coinvolge, in tutta Italia, circa 3.500 aziende e 380.000 dipendenti, alcune centinaia in provincia. Al suo interno rientrano lavoratori nei servizi di manutenzione delle aree verdi, dei servizi ausiliari dei musei, fieristici, scolastici, di fattorinaggio, ma anche di pulimento, disinfezione, sanificazione, disinfestazione. Persone che in questo periodo hanno svolto un ruolo essenziale nel contenimento della pandemia, a cui non molto tempo fa sono state rivolte parole di elogio per loro operato ma che però sono stati presto dimenticati. Per tutte queste ragioni queste categorie, insieme alle rispettive sigle sindacali, chiedono un rinnovo del contratto collettivo nazionale, fermo al lontano 2013.
Giovedì mattina, 15 ottobre, Cgil Filcams, Cisl Fisascat e Uiltrasporti hanno organizzato un sit-in di protesta in piazza Aranci davanti alla prefettura di Massa, per chiedere al prefetto Claudio Ventrice di farsi portavoce delle loro istanze nei confronti del Governo. A spiegare le ragioni del mancato rinnovo interviene Sebastiano Salaro di Cgil Filcams: «Dal 2013, per ben due volte, i contratti sono scaduti, costringendo i tanti lavoratori ad avere uno stipendio ormai slegato dalla realtà. Più volte è mancata l’intesa tra le controparti, specie per quella datoriale, che è molto diversificata e frastagliata e che per questo non riesce a trovare un’intesa al suo interno. Il 6 giugno scorsoè stato firmato un protocollo d’intesa, che prevedeva due incontri, ma è andato a vuoto per la defezioni del mondo datoriale. Eppure molte di queste aziende nel periodo del Covid hanno fatto cassa, ed è giusto che i lavoratori abbiano uno stipendio adeguato. Ora abbiamo fatto un presidio senza sciopero, ma il 21 scenderemo in piazza».
«Questi lavoratori e lavoratrici -prosegue Simone Pialli di Cisl Fisascat- hanno dimostrato di essere una componente essenziale della nostra società, contribuendo in maniera decisiva al contenimento della pandemia: sono loro a disinfettare, sanificare gli ambienti, a lavorare negli sportelli dei Cup, a rifornire gli scaffali dei supermercati».
«Quello che mi preme di far notare -conclude Angelo Lieti di Uiltrasporti prima di recarsi dal prefetto- è che la maggior parte di questi lavoratori sono donne, con contratti part-time da 500 o 600 euro che servono a portare avanti delle famiglie, spesso monoreddito». Giunti dal prefetto, ha preso la parola Sebastiano Salaro: «Bisogna capire la reale importanza di questo settore. Il comparto dei multiservizi è ovunque ed i suoi lavoratori devono avere uno stipendio al passo con i tempi. Sono stati chiamati “eroi”; no, in realtà sono persone normali, che hanno messo in gioco la loro salute per aiutare nella lotta al Covid». Claudio Ventrice ha ascoltato con attenzione le loro istanze, rassicurando che avrebbe mandato in pochi minuti il loro comunicato alla Presidenza del Consiglio, al Ministero degli Interni, della Salute, del Lavoro, con la speranza che l'interesse governativo possa mettere la parola fine ad una partita che dura da sette anni.
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