Gioco
Luca Fialdini (Opi): «Ricordiamoci che l’unione fa la forza»
Massa-Carrara
«Ai giovani infermieri: investiamo nella professione, nella clinica, nel territorio e nella ricerca»: questo il messaggio del dottor Luca Fialdini (foto) infermiere in Terapia Intensiva Adulti in Cardiochirurgia presso l’Ospedale del Cuore Fondazione Toscana Gabriele Monasterio e attuale vicepresidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Massa-Carrara. «Il mio lavoro– dice Fialdini – rappresenta molto. Lavoro in Terapia Intensiva ormai da qualche anno e fin dal primo giorno ho appreso che l’unione fa la forza, che il gioco di squadra è essenziale e che la qualità degli indicatori di processo e di esito si hanno solamente in un’ottica di interprofessionalità con un approccio patient centered. La professione infermieristica fonda l’agire professionale su principi e valori, etici e deontologici, in difesa della salute e della vita. L’infermiere cura e si prende cura, è un agente morale che persegue il bene, prima di ogni altra cosa. Ogni giorno rinnova la promessa fatta con l’iscrizione all’Ordine e onorando il Codice Deontologico della professione: assistere i malati con umanità, scienza e competenza tipici della nostra identità, dove l’essere umano e la vita vengono prima di qualsiasi altra cosa. Il futuro è pieno di difficoltà, anche in Ospedale, la vita a volte è piena di ostacoli ma niente può essere più importante di quella promessa fatta ai cittadini e a noi stessi. E aggiunge: «Siamo nell’era della digitalizzazione: i social network possono aiutarci a raggiungere questo obiettivo. Penso che come professionisti dovremmo cercare di capire che chi legge i nostri post sui social media, le nostre condivisioni, sono i cittadini che domani troveremo nelle nostre degenze, nelle nostre terapie intensive, nei nostri pronto soccorso, nel nostro territorio. Uso questo termine “nostro” perché credo che la Sanità abbia bisogno di professionisti che la sentano propria. I nostri cittadini, i nostri pazienti, hanno bisogno di noi, al loro fianco. L’infermieristica è una scienza, la scienza di assistere, basata sui bisogni della persona e della collettività. Se trasmetteremo bene questi concetti i cittadini si fideranno, ancora di più, di noi infermieri».
Dunque, a suo avviso, occorre investire nella clinica o nell’organizzazione? «Non ho dubbi – dice il vice presidente Opi – la carriera gestionale è importante per la professione, ma tanto più è essenziale l’avanzamento delle competenze infermieristiche sul “campo”. L’attività clinica per i professionisti della sanità è fondamentale. Essere un infermiere senza aver esercitato la professione è qualcosa che mancherà sempre nel proprio curriculum e condizionerà la vision e le future scelte organizzative. Le radici devono essere ben salde alla base e all’identità professionale. Conoscere l’assistenza crea identità e stima. Occorre pianificare, monitorare e valutare continuamente l’organizzazione con indicatori e standard condivisi».
E il territorio? «Il terreno fertile dove coltivare la professione è il territorio e nell’infermieristica di comunità e famiglia: è li che i giovani dovranno concentrare le loro attenzioni. Con un’organizzazione degli ospedali per intensità di cura è prioritario, oggi più che in passato, rafforzare il territorio (...e l’emergenza Covid lo ha insegnato). Le Rsa, le scuole, le piccole comunità hanno bisogno di professionisti pronti a cogliere i bisogni di salute, investire nella prevenzione, facilitare i percorsi. Gli infermieri sono pronti a prendersi cura degli anziani nelle loro case. Sono pronti a fare educazione sanitaria negli istituti scolastici. Hanno studiato per questo». E conclude: «Serve tanta collaborazione e tanta complicità con gli altri professionisti della sanità: le partite importanti si vincono sempre in squadra. E per sconfiggere la malattia – conclude il dottor Luca Fialdini – servono tanti giocatori, uniti, capaci e determinati».
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