Gioco
«Eliminiamo il precariato, non i precari»: insegnanti in piazza a Massa contro il concorsone
I prof costretti a lunghe trasferte non pagate, rischi di contagio Covid e licenziamenti. «E lasciamo le classi scoperte»
MASSA. Ieri pomeriggio un gruppo di persone si è dato appuntamento in piazza Aranci: sono i precari della scuola, che per l’ennesima volta protestano contro quella che definiscono l’ennesima presa in giro. Ieri la contestazione riguardava il maxi concorso straordinario del 22 ottobre; un passaggio che porterà all’immissione di ruolo di circa 32.000 docenti in tutta Italia. Ma a far discutere non è tanto la procedura in sé, richiesta da tempo, piuttosto le tempistiche e le forme.
Il timore è che la concentrazione di così tante persone possa dare ulteriore impulso ai contagi, favorito anche dallo spostamento di persone da diverse regioni d’Italia. Infatti, è stato deciso di accorpare le classi di concorso; ciò significa che per alcune persone, come per Giovanna Bartoli che insegna materie artistiche, la prova sarà a Pisa, mentre per altre, ad esempio Valeria Tranchinetti insegnante di materie umanistiche, la prova sarà a Pomezia, nel Lazio: «A Pomezia arriveranno persone da Bologna in giù, cioè dalla Sicilia, dalla Sardegna, che prenderanno traghetti e diversi treni, perché è stata scelta una sede per così dire periferica. Il tutto alle 9 di mattina, per cui una persona dovrà prendere anche un albergo». Molti disagi, ed anche una certa quantità di spese.
Il disagio poi non riguarda soltanto i precari, ma la scuola tutta; alcuni dei partecipanti stanno attualmente lavorando, e la loro assenza potrebbe significare classi scoperte per qualche giorno, visto che molti istituti faticano già a trovare supplenti. Ma anche per chi lavora è difficile ottenere il permesso, come racconta Marina Rebecchi, insegnante di inglese che andrà a Chianciano Terme: «Il permesso, se lo avremo, sarà non retribuito. Non possiamo prendere le ferie, perché siamo entrati da poco nella scuola. Il problema di questa assenza è che quando andremo a ricostruire la carriera quella giornata avrà il valore di una interruzione. Al momento del pensionamento ci mancherà un giorno».
Le date per i concorsi, che si basano su un’unica prova scritta, sono a ridosso una dall’altra. In altre parole, se una persona volesse partecipare a due sessioni potrebbe vedersi costretta ad andare nel giro di due giorni da un capo all’altro dell’Italia. Con tutto ciò che ne consegue per i costi e per i rischi Covid. «É inutile che si sventoli la sicurezza nei concorsi: io a Viterbo ci devono andare, dovrò prendere un treno, un albergo, mangiare da qualche parte», racconta Francesca Zanetti, docente di inglese alle medie.
Per questo e per altri motivi i precari sono quindi tornati in piazza con le rispettive sigle sindacali, anche a costo di “perdere” tempo prezioso per la preparazione del concorso, come Chiara Rivieri, docente di sostegno, che ha preso qualche ora di “pausa” dallo studio. Anche oggi, come nelle volte precedenti, si chiede il blocco di un concorso straordinario la cui urgenza gli stessi interessati non sanno dare spiegazioni. —
ivan zambelli
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