Il Tirreno

davanti al giudice di pace 

«Con il permesso di soggiorno, finiscono a processo lo stesso»

Chiara sillicani
«Con il permesso di soggiorno, finiscono a processo lo stesso»

La storia di due somali: hanno la protezione internazionale, ma risultano irregolari La loro legale: non ci sono colpe. L’accaduto evidenzia l’inefficienza del sistema

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Massa

Il permesso di soggiorno ce l’hanno eccome - spiega la loro legale - dalla fine del 2017. Ma nonostante quel permesso, che consente di stare sul territorio italiano, si ritrovano a processo, davanti al giudice di pace: viene loro contestata la presenza irregolare nel nostro paese. Così non soltanto devono fare i conti con una pendenza giudiziaria - e non è poco per uno straniero che cerchi lavoro - ma sono anche costretti a pagarsi un avvocato per provare davanti al giudice che il permesso esiste e la loro presenza sul territorio italiano irregolare non è.

La vicenda comincia nel 2016: due cittadini somali, un cinquantenne e un ventisettenne, chiedono il riconoscimento della protezione internazionale. Se, infatti, l’articolo 10bis del testo unico sull’immigrazione prevede il reato di presenza irregolare, prevede anche che, nel caso di richiesta di protezione internazionale, si apra un periodo, per così dire, di “attesa” durante il quale l’eventuale procedimento giudiziario viene sospeso. La presenza dello straniero viene comunque segnalata al pm, ma non si procede fin quando chi di competenza non si sia pronunciato sul diritto alla protezione. E se la protezione arriva, allora il reato non si configura.

I due cittadini somali - a fare il punto è l’avvocatessa Ilena Maremmani (studio Martini) che li difende - inoltrano la richiesta nel novembre del 2016, l’anno successivo ad entrambi (ad uno a novembre, all’altro a dicembre) viene riconosciuta la protezione internazionali. Tutti e due possono permanere sul territorio italiano e ottengono il permesso di soggiorno. Qualcosa però non funziona: che quel diritto a rimanere in Italia sia stato riconosciuto, gli organi giudiziari non vengono a saperlo eil procedimento va avanti. Così nei giorni scorsi i due somali scoprono che il 20 ottobre devono presentarsi di fronte al giudice di pace per permanenza irregolare in Italia: «Io non contesto il lavoro del singolo - ci tiene a sottolineare l’avvocatessa Maremmani - ma quanto accaduto dà la misura di una inefficienza burocratica e organizzativa. Le difficoltà, la carenza di personale nelle giustizia determinano situazioni di questo genere». La Maremmani non imputa l’episodio alla responsabilità del singolo, ma lo ritiene esemplificativo di un sistema: «La vicenda dei miei due clienti somali è un segnale di inefficienza, si portano a processo due persone che non dovrebbero andarci, impegnando personale e risorse». Sì perché il 20 ottobre Ilena Maremmani produrrà al giudice di pace i permessi di soggiorno che sono stati rilasciati ai due cittadini somali per evitare che il procedimento giudiziario prosegua. —





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