La manifestazione
Ponte crollato, si torna indietro: non si capisce chi è il commissario
Dubbio sull’interpretazione della nomina: nel decreto si indica il presidente della Regione, ma con la fine del mandato di Rossi ci sono incertezze.
AULLA. L’ex presidente della Regione Enrico Rossi non è più il commissario per la ricostruzione del ponte di Albiano. O forse no. Dal decreto di nomina del ministero l’incarico sembrerebbe essere stato affidato al presidente della Regione e dunque ora a fare il commissario dovrebbe essere il presidente neo eletto Eugenio Giani. Il punto è che la vicenda è ancora soggetta a interpretazioni: dieci giorni fa la Regione ha chiesto al ministero delle Infrastrutture l’interpretazione autentica ma non è ancora arrivata una risposta. C’è abbastanza materiale da ispirare una storia di Kafka.
Così a sei mesi e qualche giorno dal crollo del ponte di Albiano Magra pare non si riesca a uscire dal pantano della burocrazia. Sono due le questioni sul tavolo: il progetto per la ricostruzione di un nuovo ponte, a monte di quello vecchio, e la realizzazione delle rampe di collegamento con l’A15. E c’è stallo su entrambi i fronti, seppure per ragioni differenti.
Partiamo dalla situazione delle rampe. Rossi, fintanto che ha svolto il suo incarico di commissario, ha portato avanti le pratiche. All’ultima conferenza dei servizi, che data al 22 settembre scorso, si era ancora in attesa di due autorizzazioni: una attesa dal ministero dell’Ambiente, l’altra dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
Anas, contattata in proposito, fornisce una fotografia della situazione: «il ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha rappresentato la necessità di acquisire il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Inoltre il Settore Impatto Ambientale della Regione Toscana ha comunicato che per le autorizzazioni ambientali la competenza è del Ministero dell’Ambiente e, pertanto, Anas ha quindi avviato la procedura di assoggettabilità a Via (Valutazione di Impatto Ambientale).I documenti per il parere del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici sono già stati inoltrati, così come la documentazione per la pratica Via è depositata presso il Ministero dell’Ambiente, rimanendo in attesa delle rispettive autorizzazioni».
Entrambe sono attese per la fine di ottobre. Fino a quel momento è impossibile fissare una data di inizio dei lavori. Col rischio dunque di rimanere ancora un mese fermi.
C’è poi il fronte della ricostruzione vera e propria. E qui la materia è più complicata, perché non si tratta soltanto di ministeri. Sono infatti ancora in corso le indagini della procura, tramite i consulenti tecnici, per stabilire le cause del crollo. Dunque non è vero che l’area è stata dissequestrata, com’era circolato dopo un provvedimento del 5 ottobre della procura. Spiega Anas riguardo a questo atto: «il provvedimento della procura dispone la messa in sicurezza del sito secondo i tempi e le modalità che indicheranno i consulenti tecnici nominati dal Gip. In tale contesto, Anas è impegnata nell’individuare, di concerto con i consulenti del giudice, le possibili azioni da svolgere nell’immediato. Alla messa in sicurezza il sito seguirà la rimozione dei sigilli da parte della polizia giudiziaria e si potrà procedere alla rimozione delle macerie, per la quale Anas è pronta a intervenire non appena il corso delle indagini lo consentirà. Al riguardo è già stata individuata una specifica impresa appaltatrice, tramite accordo quadro già contrattualizzato».
A quel punto i tecnici Anas potranno entrare nel cantiere - cosa per adesso vietata - e cominciare i carotaggi e altri rilievi. Sull’avvio dei lavori le incognite come si vede sono tante: fonti dalla Regione parlano di un progetto definitivo pronto per la primavera 2021. Forse qualche mese prima.L’11 settembre scorso la ministra dei Trasporti e delle Infrastrutture Paola De Micheli si è impegnata per un ponte pronto in 9 mesi. Appuntamento a giugno. —
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