Il Tirreno

Eutanasia, caso Trentini: la Procura ricorre contro l'assoluzione di Welby e Cappato

Eutanasia, caso Trentini: la Procura ricorre contro l'assoluzione di Welby e Cappato

Massa, ne dà notizia l'associazione Luca Coscioni: "Vogliamo ribadire oggi che la grave responsabilità di quanto sta accadendo è tutta del Parlamento italiano"

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Il sostituto procuratore di Massa Marco Mansi ha impugnato il verdetto con cui la corte d'assise della città toscana il 27 luglio ha assolto Mina Welby e Marco Cappato per la morte di Davide Trentini, malato di sclerosi multipla, deceduto a 53 anni col suicidio assistito in Svizzera nel 2017. È lo stesso pm che  al processo aveva chiesto per Welby e Cappato 3 anni e 4 mesi di pena. Una condanna al minimo di legge e riconoscendo tutte le attenuanti, aveva spiegato in aula Mansi: "Il reato di aiuto al suicidio sussiste - disse - ma credo ai loro nobili intenti. È stato compiuto un atto nell'interesse di Davide Trentini, a cui mancano i presupposti che lo rendano lecito".

Tra i motivi del ricorso in appello una diversa interpretazione della sentenza 242 del 2019 della Consulta in merito al caso dj Fabo, sul trattamento di sostegno vitale, uno dei 'requisiti' per poter escludere la punibilità dell'agevolazione al suicidio. Se per i giudici di Massa "deve intendersi qualsiasi trattamento sanitario interrompendo il quale si verificherebbe la morte del malato anche in maniera non rapida", per la procura la Consulta non avrebbe lasciato adito a interpretazioni, volendo indicare solo il caso di una dipendenza da macchinari. 

Per questo ha contestato l'equiparazione dei trattamenti medici e l'assistenza a cui Trentini era sottoposto a tecniche strumentali di sostegno. Ancora, secondo il pm la malattia di cui soffriva Trentini non era di per sé mortale e i farmaci di cui faceva uso non possono essere inseriti nell'ambito delle cure palliative. Si contesta poi che all'accusa non sia stato concesso al processo di ascoltare un proprio consulente. Infine, spiega l'avvocato Franco Di Paola, del pool di difesa di Cappato e Welby, per la procura i due imputati rafforzarono in Trentini il proposito di suicidarsi.

"Prendiamo atto con rispetto della decisione della procura di ricorrere in appello contro la nostra assoluzione" commentano Marco Cappato e Mina Welby che rilevano anche come il ricorso arrivi "pochi giorni dopo la lettera 'Samaritanus bonus', con la quale la Santa Sede ha definito un 'crimine' l'aiuto a morire e ha bollato come 'complici' coloro partecipano a tale aiuto,  e conferma la gravità dell'incertezza giuridica e delle minaccia che incombe sui malati terminali italiani che vogliano sottrarsi a condizioni di sofferenza insopportabile".

"Vogliamo ribadire oggi - aggiungono - che la grave responsabilità di quanto sta accadendo è tutta del Parlamento italiano che non ha ancora fornito risposta ai due richiami della Corte Costituzionale. Da parte nostra, rifaremmo quanto abbiamo fatto per aiutare Davide, e siamo pronti a rifarlo con altri malati nelle stesse condizioni quando sarà necessario, anche se il prezzo da pagare dovesse un giorno essere quello di finire in carcere".

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web