Il Tirreno

dopo la conversione in decreto 

Ambientalisti: il decreto semplificazione? La politica del gambero

DAVID CHIAPPUELLA
Ambientalisti: il decreto semplificazione? La politica del gambero

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MASSA-CARRARA

Il presidente della Repubblica Sergio Matterella ha promulgato la legge di conversione del Decreto Semplificazioni.

Il provvedimento interessa da vicino il nostro territorio, poiché tratta anche di cave, impianti di rifiuti ed aree Sin. Lo scorso luglio 170 comitati ed associazioni ambientaliste italiane, tra cui Adic Toscana, con sede a Carrara ed associazione “Acqua alla gola” di Massa, avevano inviato un appello a tutti i parlamentari contenente 34 proposte emendative al decreto. In Senato sette di questi emendamenti sono stati recepiti integralmente o parzialmente.

Gli ambientalisti, però, si dicono soddisfatti solo in parte, parlando di “politica del gambero”. «Il passaggio in Senato del decreto legge Semplificazioni -commentano i firmatari della petizione- ha visto correggere solo alcuni dei gravi provvedimenti sulla valutazione di impatto ambientale (Via) e sulle bonifiche che erano stati denunciati. Allo stesso tempo il testo è peggiorato di molto su alcune questioni dirimenti come quelle sul dibattito pubblico sulle grandi opere, sull’efficacia concreta delle sentenze del Tar in materia di Via e sulle fonti fossili».

Tra le “buone notizie” le associazioni segnalano ciò che il decreto ha recepito sulle bonifiche delle aree Sin, ristabilendo «l’obbligo di bonifica per le acque sotterranee che la versione del Governo aveva messo in discussione, con la certificazione dell’avvenuta bonifica e svincolo delle garanzie finanziarie già a partire dalla bonifica dei soli suoli».

Il testo firmato dal capo dello Stato, infatti, consente di svincolare i suoli, mantenendo però invariati gli obblighi di bonifica per le altre matrici, prevedendo lo svincolo delle garanzie finanziarie depositate dai privati solo alla fine di tutte le bonifiche e non di quelle del solo suolo. «A nulla, invece, -protestano gli ambientalisti- sono valsi i richiami delle associazioni per evitare la complicazione dell’aggiunta di un passaggio di analisi preliminare nei Sin invece di andare direttamente alle caratterizzazioni (la verifica dello stato dell’inquinamento) come si fa oggi». Un altro “errore clamoroso” sarebbe stato il taglio dei «tempi della partecipazione per le Via di livello regionale (cave, rifiuti, ecc.) portandoli a soli 30 giorni. Così -affermano i promotori degli emendamenti- arriviamo al paradosso che per i progetti più semplici che fanno la verifica di assoggettabilità a Via regionale avremo più tempo (45 giorni) per esaminare gli elaborati e predisporre le osservazioni che per un progetto più complesso che fa la procedura di Via diretta (30 giorni). Una norma chiaramente illogica ed anti-costituzionale».

Ma per gli ambientalisti «la cosa piu’ grave» riguarderebbe il Tar e le sue sentenze sulla legittimità delle Via. «I giudici -sostengono le associazioni- diventeranno quasi dei “correttori di bozze”, in quanto il proponente di una cava, di un impianto di rifiuti ecc., anche se sconfitto al Tar, magari su aspetti connessi all’impatto sanitario non valutato, potrà chiedere alla pubblica amministrazione di ritornare sul caso». Quest’ultima, si legge nel Decreto Semplificazioni, sarà obbligata a provvedere «alle integrazioni necessarie per superare i rilievi della sentenza». Secondo le associazioni questo avverrà «attraverso una procedura semplificata che permette addirittura di by-passare il confronto pubblico».

Tale modalità, avvertono gli ambientalisti, risulta «contraria alle norme comunitarie» e «non farà altro che aumentare il contenzioso, visto che i ricorrenti a quel punto non potranno che depositare altri ricorsi al Tar».



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