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In classe con tante regole da rispettare «Ma i ragazzi si sentiranno meno soli»

federica scintu
In classe con tante regole da rispettare «Ma i ragazzi si sentiranno meno soli»

La provveditore Donatella Buonriposi fa un bilancio di questi mesi di lavoro: «È stata dura ma ci siamo riusciti»

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massa carrara

Quella al tempo del Covid «sarà una scuola un po’ strana, con tante regole ma aiuterà a superare questi momenti difficili». Ne è convinta Donatella Buonriposi, provveditore agli studi nelle province di Lucca, Massa Carrara e Livorno mentre ripensa all’immenso lavoro fatto per arrivare all’apertura di quest’anno scolastico che, seppur col fiatone, tra ingressi scaglionati, distanziamento e mascherine, oggi è ripartito – nei 655 istituti sparsi nelle tre province - per 112.671 studenti, 10.581 docenti e otre 3.600 fra amministrativi, tecnici e bidelli. Da mesi la macchina si è rimessa in moto, e anche se non sono mancate le frenate brusche - di fronte a linee guida poco chiare e un po’ ballerine, alla carenza del personale a tutti i livelli, agli spazi che sembravano non bastare mai - le porte della scuola, dopo più di sei mesi, sono tornate a spalancarsi per accogliere bambini e ragazzi. Che rientrano col loro zaino in spalla portandosi però dietro più di qualche strascico per questo periodo in cui la scuola l’hanno vista solo su pc o smartphone.

Senza due chiacchiere all’ingresso, senza più ricreazione per incontrarsi, confidarsi; senza l’attesa per quel bus che non arriva mai. Senza contatto. Distanti e tutti un po’ più soli. «Pochi giorni fa ho visto un video degli studenti del Fermi di Lucca – dice Buonriposi – nel quale raccontano come hanno vissuto il periodo di chiusura della scuola. A emergere non è tanto la paura della malattia ma un forte senso di solitudine. I ragazzi hanno raccontato di essere rimasti tanto tempo chiusi in camera a giocare con i videogiochi – continua - e senza che ci sia stata una presenza incisiva della famiglia. Nel video raccontano che nemmeno il contatto via social network è riuscito a compensare la mancanza della scuola».

Tutti in classe dunque, ma con tante regole da rispettare. E può bastare una febbre per ritornare di nuovo alla didattica a distanza. «La sfida più grande non era tanto riaprire il 14 settembre - dice Buonriposi – ma sarà evitare che il contagio entri a scuola. Io mi aspetto che già nel giro di un mese qualche caso emerga. Gli studenti hanno una vita fuori dalla scuola e il personale che ci lavora lo stesso. Non sarà semplice. In diversi istituti ci sarà il termoscanner e con la febbre e sintomi riconducibili al Covid la persona in questione, che sia studente o insegnante, sarà invitata a stare in una stanza ad hoc della scuola in attesa che qualcuno lo venga a prendere. A quel punto dovremo dire agli studenti che hanno avuto contatti con la persona in questione di stare a casa in attesa del responso del tampone, altrimenti è inutile attivare tutte queste procedure. Questo comporterà non pochi problemi e bisognerà avere una grande capacità di organizzarsi al momento. Con l’isolamento preventivo di una classe ripartirà la didattica a distanza per tutto il periodo necessario».

Una presenza “a singhiozzo” pare dunque quasi scontata, con tutto ciò che questo comporta per dirigenti scolastici e insegnanti preoccupati non solo per il rischio contagio ma anche per le pressioni delle famiglie che sulle misure di sicurezza stanno dimostrando di avere posizioni divergenti. «Ci sono presidi a Lucca – spiega – che hanno ricevuto diffide da parte di famiglie negazioniste che chiedono il non utilizzo delle mascherine: ho consigliato loro di cestinarle. Altre invece vogliono che sia assicurata la più rigida applicazione delle norme di sicurezza. I dirigenti sono rimasti con il cerino in mano e col pretesto dell’autonomia scolastica molte responsabilità stanno ricadendo sulle loro spalle. L’autonomia si usa solo quando fa comodo, e questo non va bene».

Ed è proprio per i dirigenti che Buonriposi usa solo parole di elogio. «Senza i presidi non saremmo nemmeno riusciti a portare a termine le graduatorie – dice – quando l’attività è stata sospesa a marzo, subito ho inviato loro una lettera nella quale chiedevo che cominciassero a organizzarsi per ripartire in presenza. Credo invece che il governo non abbia tenuto abbastanza in considerazione l’elemento “tempo” e quindi si sia attivato in ritardo. È anche vero che criticare col senno di poi è facile…. Ora però è importante che tutti facciano la propria parte». I docenti infatti, hanno espresso non poche preoccupazioni sulla ripartenza in presenza tanto che in alcuni casi c’è chi ha preferito “fuggire” ricorrendo all’aspettativa. «Una parte di non loro non è affatto tranquilla – conferma Buonriposi – hanno paura perché non si aspettavano questo numero di contagi e non sto parlando solo di lavoratori fragili. Io capisco la preoccupazione ma ci deve essere la volontà di fare e al meglio. Detto questo ci sarà anche chi cercherà di scegliere le vie più semplici e questo è deprecabile ma accade in tutti gli ambienti lavorativi». E mentre dopo il caos graduatorie ancora proseguono le convocazioni per i docenti a tempo determinato (ndr, sono centinaia i posti ancora scoperti), Buonriposi è convinta che “blindare” il posto di sostegno sia stata la decisione giusta. «Prima i docenti precari prendevano il sostegno ma se si “liberava” una materia si spostavano su quella - dice - ora invece il sistema è cambiato e chi sceglie il sostegno rimane lì. L’abbiamo fatto anche per dare un segnale perché non ci si può garantire il posto sulla pelle dei bambini». —



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