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Allarme melanomi: nel 2020 siamo già a 500. Il primario: «Epidemia tumorale»
Massa Carrara: il primario Giovanni Bagnoni dà le cifre, allarmanti, dell’area vasta dell’Asl. E Nausicaa farà partire l’iniziativa gratuita “occhio al neo”
CARRARA. 800 melanomi in un anno – solo nel 2019 per l'area Usl nord ovest – e oltre 6mila tumori epiteliali: «Numeri allarmanti, cresciuti negli ultimi anni: un'epidemia tumorale». Parte da qui, bilanciando numeri e spiegazioni, Giovanni Bagnoni, carrarese, direttore della dermatologia di Livorno, responsabile della Melanoma Skin Cancer Unit e da quasi un anno alla direzione anche della Dermatologia apuana, alla sua terza volta a Con_Vivere Festival. Lo fa direttamente dal cortile della scuola “Figlie di Gesù”, all’interno dell’evento di ieri pomeriggio – curato da Nausicaa – “Il diritto ad un futuro sostenibile” per la quindicesima edizione della manifestazione con tema i diritti.
È lui l'ospite d'eccezione del dibattito che apre il presidente Luca Cimino e presentato da Andrea Secci. Nausicaa scenderà in campo, dopo “occhio alla vista”, con “occhio al neo”, iniziativa gratuita per la ricerca del melanoma in collaborazione con il primario, un'eccellenza tutta apuana. «Da anni lavoro a Livorno, quando sono tornato a ottobre 2019 per me, da carrarese, è stata una soddisfazione enorme», ripete Bagnoni, giacca blu e camicia bianca, tra i relatori.
Poi si passa ai numeri che per l'area vasta nord-ovest, nel 2019, hanno dato corpo a quello che chiama «clinical needs», un'esigenza fotografata da 800 melanomi e oltre 6mila tumori epiteliali, l'anno scorso; con i melanomi che nel 2020 sfiorano già quota 500, dice. Numeri e concetti che ora dialogano con il nuovo progetto, con la prevenzione protagonista. «I numeri sono allarmanti e straordinari; siamo oltre di 4-5 volte rispetto allo standard nazionale. Sono figli dell'invecchiamento della popolazione e sulla costa delle cattive abitudini, con un'esposizione al sole troppo alta; sono i ragazzi che rischiano di più: a causa di ustioni infantili. La prima prevenzione è quella del cambio dello stile di vita, difficile vedere un'inversione nei dati prima del 2050, in questo senso. Il secondo punto è quello di un intervento più rapido, essere tempestivi nella cura».
E il progetto si inserisce qui. «Sono progetti che hanno avuto l'attenzione del Cnr di Pisa, validati dall'Istituto superiore di sanità, perché i tempi incidono moltissimo: una diagnosi veloce fa risolvere il problema con un intervento da un quarto d'ora, altrimenti un paziente avanzato avrà un decorso più complicato e un costo sociale importante, ma anche economico (100mila euro, annui). I tempi della prevenzione, con iniziative come queste, incidono anche sulla rete ospedaliera che diventa più sostenibile», chiude.
Luca Barbieri
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