Il Tirreno

Tre lunghi applausi salutano il festival più amato della città

Francesca Vatteroni
Tre lunghi applausi salutano il festival più amato della città

Dal pubblico don Raffaello: se ho diritto di estrarre il marmo, non ho il dovere di fermarmi visto che i monti non ricrescono?

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/ carrara

Carrara non rinuncia a Convivere, il luogo dove far fermentare pensieri e riflessioni: non ci rinuncia soprattutto e nonostante i problemi attuali legati al Covid, con questa edizione sul tema dei diritti. La città sembra rispondere attivamente e con molta partecipazione alla chiamata di Enrico Isoppi presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, organizzatore del tradizionale evento culturale, il più importante del territorio. Simbolici di questa edizione e della cerimonia inaugurale potrebbero essere considerati i 3 applausi sentiti e scattati dal pubblico in 3 momenti diversi della serata: quando è stato ricordato il padre fondatore del Festival, Remo Bodei, scomparso lo scorso anno, quando è stata presentata la sua erede nella direzione scientifica, la professoressa sociologa Chiara Saraceno e quando, tra il pubblico ha preso la parola don Raffaello Pigentini, parroco del Duomno.

Un Festival fortemente voluto nonostante le difficoltà, ha spiegato Isoppi ringraziando tutta la squadra che ha lo reso possibile: Fondazione Cassa di Risparmio, Comune, Accademia di Belle Arti, Camera di Commercio, Fondazione Marmi, Fondazione Convivere e l’instancabile Emanuela Mazzi allieva del professor Bodei, anche perché segno di ripartenza, come ha sottolineato il sindaco Francesco De Pasquale. Durante la lectio magistralis, la professoressa Saraceno ha fatto luce su quale sia la cifra del complesso tema del conflitto dei diritti: diritto alla salute, diritto alla sicurezza ma anche diritto alle libertà personali, diritto a muoversi liberamente, diritto al lavoro, diritto all’autodeterminazione della donna ma anche diritto alla paternità dell’uomo.

«Il primo diritto è vedersi concesso la dignità della parola e del diritto stesso: per molto tempo nelle società autoritarie interi gruppi sociali non avevano parola, pensiamo alla donna per esempio-spiega la professoressa delineando la possibile strada per risolvere i conflitti-la soluzione non è optare per l’uno o per l’altro ma cercare. Attraverso la Democrazia, un equilibrio ragionevole nella consapevolezza che è provvisorio e rinegoziabile».

Terminata la lezione, don Raffaello ha preso la parola: «Qual è la linea di confine tra diritti e doveri?-ha chiesto- Se io ho il diritto di togliere il marmo dalle montagne, c’è il dovere di limitarmi perché le montagne non ricrescono?». Gli ha fatto eco un altro spettatore tra il pubblico:«Abbiamo bisogno di un nuovo Rinascimento, di redistribuire poteri, diritti, lavoro e risorse e le condizioni di eguaglianza. Se invece diamo spallate alle istituzioni si uccide la politica, allora che Democrazia è?» —

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di Redazione web