Il Tirreno

Pianeta Marmo 

Quel grande reperto ancora senza casa

Quel grande reperto ancora senza casa

Il professor Enrico Dolci ha scoperto nel 2017 il blocco del peso di 50 tonnellate con una iscrizione romana 

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CXarrara

«Per una curiosa coincidenza - scrive il professor Enrico Dolci, della Deputazione di Storia Patria - la bellissima foto-omaggio, offerta da Il Tirreno ai propri lettori, che immortala i Ponti di Vara e il bacino di Fantiscritti realizzata nel 2017, documenta anche la presenza, nel gruppo di blocchi che compaiono al centro della foto in basso, quello che, fino ad oggi, è senz’altro il reperto archeologico marmoreo d’epoca romana più imponente venuto alla luce a Carrara e catalogato da chi scrive nello stesso 2017». E specifica: «Si tratta di un parallelepipedo irregolare di marmo di Fantiscritti parzialmente lavorato, di grandi dimensioni (circa mt 1,60x2,70x4,20) e dotato di iscrizione latina, casualmente messo in luce nel corso dell’asportazione di detriti di cava, come avviene sempre a Carrara in occasione di queste scoperte. Il blocco presenta le caratteristiche protomi cupoliformi che servivano da ancoraggio per i canapi impiegati nelle operazioni di lizzatura e in quelle di caricamento nel porto industriale di Luni. L’iscrizione, incisa a scalpello su una delle facce laterali, reca le lettere “A. CA CCCX”. Si tratta di indicazioni abbreviate (notae lapicidinarum) relative alla produzione ed identificazione del blocco stesso. Il manufatto, del peso di circa 50 tonnellate, meriterebbe di essere sistemato in luogo appropriato, esibito come reperto simbolico dei duemila anni di storia della produzione del marmo a Carrara».

Si chiede Dolci: «La Fondazione Marmo potrebbe farsi carico della cosa? In fondo il reperto “reclamizza” proprio il lavoro di escavazione nei nostri monti che in epoca romana raggiunse livelli tecnici elevati ed imponenti. I siti estrattivi risalenti all’epoca romana localizzati fino ad oggi nelle cave di Carrara sono oltre quaranta, distribuiti nei tre bacini di Torano, Miseglia e Colonnata. Tra questi, quello che oggi risulta meglio conservato, perché oggetto di vincoli archeologici che risalgono addirittura al 1911, è l’area di Fossacava nel bacino di Colonnata, oggetto di una recente ma poco felice operazione di valorizzazione archeologica, dove si scavava un bel Bardiglio Nuvolato, di cui parla il geografo Strabone nel I secolo d.C.; un marmo che piaceva molto ai romani e molto impiegato anche nei pavimenti di Luni». «Proprio a Fossacava sono partite le moderne operazioni di rilevamento archeologico delle cave antiche di Carrara iniziate nel 1ontano 1977 da chi scrive allo scopo di ricostruire, tra l’altro, anche le tecniche di escavazione del marmo impiegate nella antiche cave lunensi».

«Ricordo che Carrara possiede oggi la più importante raccolta a livello europeo di semilavorati marmorei d’epoca romana contrassegnati da iscrizioni, alcune delle quali di eccezionale importanza. Un’ottantina sono conservati al Museo Civico del Marmo mentre circa novanta sono ancora presso le cave nelle quali sono stati reperiti, in attesa che il Comune di Carrara applichi le relative norme di tutela anche museale; norme purtroppo restate inapplicate a partire dal 2009. Una cosa, questa, veramente incomprensibile per una città che dovrebbe essere orgogliosa di possedere un tesoro archeologico unico come questo, oggetto di studi a livello internazionale ma ignorato o sottovalutato da troppo tempo da chi dovrebbe agire a livello di tutela e di valorizzazione».

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