Il Tirreno

LA FOTO IN OMAGGIO GIOVEDI' 27 AGOSTO 

Chiuso l’inceneritore della Farmoplant. Festeggiano gli abitanti

David Chiappuella
La foto in regalo con il nostro giornale
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La foto in regalo con il nostro giornale

Lo scatto del 19 agosto 1988 ritrae i residenti di Partaccia e Alteta che brindano alla dismissione dell’impianto, sarà in regalo con Il Tirreno

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Massa. Nella foto di Cuffaro che regaleremo domani con una copia de Il Tirreno, scattata il 19 agosto 1988, si vedono gli abitanti di Alteta e Partaccia, a Massa, che festeggiano quella che credevano la chiusura definitiva dell’inceneritore della Farmoplant, decisa dal sindaco Mauro Pennacchiotti un mese dopo l’esplosione del serbatoio Rogor e della nube tossica. La vera dismissione di questo inceneritore sarebbe avvenuta solo nei primi anni ‘90. Nell’aprile-maggio 1991, infatti, l’inceneritore fu riaperto per circa due mesi per incenerire i rifiuti tossici “intrasportabili” giacenti nell’ex fabbrica chimica. L’inceneritore Farmoplant, denominato “Lurgi”, era fatiscente, inquinante e privo di garanzie di sicurezza. Lo confermò la serie di guasti e “incidenti” verificatisi subito dopo la riaccensione. Decine di migliaia di tonnellate fra pesticidi avariati, reflui, scorie, residui di produzione e molteplici intermedi chimici, vennero incenerite senza un reale controllo e con la sicura formazione ed emissione in atmosfera di notevoli quantità di sostanze tossiche. La barriera costituita dalle Alpi Apuane, inoltre, causo il ristagno di questi inquinanti nell’ambiente circostante.

Il “Lurgi” bruciava grandi quantità di ogni genere di sostanze pericolose provenienti da mezza Europa: il vero business della fabbrica si basava proprio sulla termodistruzione di rifiuti tossico-nocivi. Nel Mediterraneo cominciarono a viaggiare le tristemente note “navi dei veleni”, almeno nove delle quali, tra il 1986 e il 1988, salparono da Marina di Carrara. «Da questo porto -scrive Fabio Paternò nell’articolo “Dalla nascita della zona industriale al caso Farmoplant” (1988) - era partito un traffico di diverse navi cariche di rifiuti tossici nocivi di industrie del centro Nord. Queste navi partirono per Gibuti, Venezuela e Romania». Paternò si sofferma sul caso della siriana “Zanoobia”, che a fine aprile ’88 tornò davanti al porto di Marina di Carrara con la stiva colma di migliaia di fusti ormai rovinati, e «la volontà di smaltire il carico all’inceneritore della Farmoplant». La mobilitazione dei cittadini impedì lo scarico della nave. —

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