La protesta
Neve, freddo, torce e quella scritta cubitale "Salviamo le Apuane"
Nella foto in regalo con Il Tirreno mercoledì 26 agosto il ricordo dell’evento ambientalista. Un partecipante: dopo quel giorno, qualcosa è cambiato
Carrara. «Forse la neve rende ancora di più l'idea, il messaggio, anche in maniera simbolica. È stata comunque una giornata molto fredda, ma assolutamente da ricordare...». Campocecina, 2 marzo 2014, la neve sopra i prati, un gruppo nutrito di persone abbracciate da cappucci e abiti pesanti, poi le torce - che per via del maltempo non sono state visibili fin dalla città com'era nei programmi degli organizzatori della giornata - e quel “Salviamo le Apuane” scandito da grandi lettere tenute in mano dalle decine di manifestanti.
Non era tra gli organizzatori, ma a Campocecina quel giorno - raccontato e immortalato in uno scatto mozzafiato in regalo con Il Tirreno mercoledì 26 agosto nell’ambito dell'iniziativa con le foto della nostra storia recente – c'era anche il carrarese Alessandro Ravenna: «Ho partecipato a quella manifestazione, come è capitato anche altre volte, come carrarino e come ambientalista, come persona che vuole tutelare le montagne», racconta Alessandro che precisa: «Da quella giornata sono cambiate tante cose, sono nati altri percorsi e gruppi per la difesa della nostre montagne perché incompatibili con quello che è stato il percorso di Salviamo le apuane», aggiunge prima di scavare nei ricordi di quella giornata perché, ammette, «ci sono state altre manifestazioni del genere a cui ho preso parte, un'altra durante la quale ad accompagnarci c'era nuovamente la neve».
Il primo ricordo di quella domenica di marzo di sei anni fa a quota 1200 metri è il freddo: «Se pensiamo alla neve e al maltempo non eravamo davvero pochi. Ho aderito, non l'ho “costruita” la manifestazione, ma l'immagine è rimasta scolpita. Gli organizzatori sono riusciti a dare un contributo importante e anche una certa visibilità. Un atto “sui generis”, rispetto alla comunicazione tradizionale: la torcia accesa è da interpretare come segnale d'aiuto delle montagne. Ricordo in quel periodo, in quei mesi, tanta speranza, c'erano alcuni temi che sembravano muoversi. Anche la neve, se vogliamo, non ha soltanto contribuito allo scenario, ma è come se avesse voluto lanciarci un segnale, dirci qualcosa, chissà...», conclude. —
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