Gioco
Apuane, l’appello ai candidati: «Ripristinate la legalità»
Tra i firmatari anche l’ex ministro Salvatore Settis e numerosi ambientalisti: «Azzerare subito il Pit, fermare i piani di bacino, vietare cave con il 5% di blocchi»
Carrara
C’è anche l’ex ministro Salvatore Settis tra i molti firmatari di una lettera ai candidati alla presidenza della Regione Toscana, un appello a difesa delle Apuane. I firmatari sono Nino Angeli, Paolo Baldeschi, Fabrizio Bertoneri, Gianluca Briccolani, Marco Cantarelli, Nicola Cavazzuti, Lucia Ceccarelli, Luciano Di Gino, Franco Giangrandi, Carla Gianfranchi, Gioia Giusti, Patrizia Giusti, Claudio Greppi, Alberto Grossi, Chiarella Lagomarsini, Gianni Ledda, Franca Leverotti, Alberto Magnaghi, Almarosa Medici, Rita Micarelli, Fabrizio Molignoni, Florida Nicolai, Giuliano Pacifico, Elia Pegollo, Giorgio Pizziolo, Salvatore Settis, Baldino Stagi, Marta Vietina.
Scrivono tra l’altro: «Portiamo l’attenzione sul dimenticato Parco Regionale delle Alpi Apuane, geoparco Unesco, non solo per invocare il rispetto di normative in essere, ma per rivendicare il rispetto dei Codici del paesaggio e dell’ambiente, sistematicamente violati da alcuni decenni dalla politica regionale, con la totale condivisione della minoranza. Ci riferiamo alle cave, presenti nel Parco al momento della sua istituzione, quando fu elaborata una mappa non scientifica con lo scopo di attribuire ai siti estrattivi interni all’area, designati, con espressione ambiguamente fuorviante, “aree contigue di cava”, una superficie molto superiore alla realtà». E osservano: «La cinquantina di cave interne al Parco, di cui era prevista una parziale dismissione nel 2002 in base al piano elaborato dallo stesso Parco, ma fermato dalla politica, sono ora una ottantina». Secondo i firmatari, «per ripristinare la legalità in Toscana occorre innanzitutto azzerare il Pit approvato, riscritto da emissari degli industriali nelle stanze della Regione, come dichiarato nel giornale Versilia Produce e come denunciato da Anna Marson in Consiglio Regionale dopo la sua approvazione. Un Pit che in area protetta consente la riapertura di cave dismesse dal 1980, teoricamente copianificato con il Mibact che, più o meno consapevolmente, ha avallato norme in contrasto con il suo stesso Codice». E ancora: «Modificare la mappa d’insieme presente nel sito della Regione e fatta propria da molti Comuni, copianificata dal Mibact, dove l’area Parco figura come area contigua, con il risultato che i siti estrattivi risultano interni all’area contigua e non incistati nell’area Parco». Occorre «Fermare i piani di bacino, pensati da Anna Marson allo scopo di disciplinare l’escavazione, ma oggi utilizzati per aprire cave chiuse anche da mezzo secolo in aree nel frattempo rinaturalizzate». «Rispettare le normative regionali e nazionali sull’uso civico, non consentendo la riapertura di nuove cave in mappali identificati come tali dal Commissario degli usi civici». Altre richieste: «Vietare cave che estraggono il 5% di blocchi. Non consentire cave in diretta corrispondenza con le sorgenti. Invitiamo i candidati alla presidenza della Regione ad esprimersi in proposito. Riteniamo sviluppo insostenibile la scomparsa di 50 milioni di metri cubi di montagne nel prossimo decennio».
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