Il Tirreno

Il personaggio 

Nicola Ricci e la mostra sui 20 anni da gallerista «Credo in Carrara»

Luca Barbieri

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Carrara

Vent'anni di carriera: dal 2000 a oggi, dall'esordio milanese al ritorno a Carrara, città natale; nel mezzo c'è la Pietrasanta delle gallerie e poi decine e decine di mostre e artisti. Nicola Ricci, gallerista carrarese ed esperto di arte si è «distratto un attimo» e così sono passati vent'anni dall'inizio del millennio che ha sancito quella che è stata davvero una scelta di vita, nonché professionale: da impiegato, al tuffo nel mondo dell'arte, a Milano più precisamente. Vent'anni che mette insieme e prova a raccontare con “Mi sono distratto un attimo. Vent'anni di arte contemporanea”, mostra che è visitabile per tutta l'estate in piazza Alberica 5 a Carrara, a Vôtre Spazi Contemporanei casa della sua associazione nella splendida cornice di palazzo Del Medico. Una carriera che è descritta da una lunga parete tra locandine, inviti, articoli con al centro le sue mostre; poi, lungo le sale barocche e lo spazio più moderno, le opere degli artisti – centinaia e più – con cui ha lavorato, per una quarantina tra installazioni, opere, fotografie e video a condensare gli anni di attività tra mostre collettive, personali, gallerie e collezioni. «Lavoravo come impiegato, è stata mia moglie a darmi la forza per fare il grande passo verso il mondo dell'arte. Devo ringraziare lei, mia sorella e mio cognato e il gallerista Enzo Cannaviello, un grande. Loro hanno creduto in me, nel 2000 avevo 39 anni...», racconta Ricci. Vent'anni di lavoro tradotti anche in un catalogo con foto sempre tra mostre, fiere, personaggi e artisti. Tantissimi i nomi noti a scandire le pagine del catalogo e della vita del gallerista apuano. Si parte da Milano («e da dove altrimenti?», osserva) poi si arriva a Pietrasanta per tornare nella “sua” Carrara per lavorare all'interno di quelle che si riveleranno le ultime Biennali internazionali di scultura. Un vero e proprio fil rouge, queste ultime, per lui, visto che proprio Ricci nelle scorse settimane ha riunito istituzioni, fondazioni e addetti ai lavori per ritornare almeno a parlarne, di Biennali, per Carrara. «Viviamo un momento drammatico, specialmente il mondo dell'arte vede una crisi che non sta risparmiando neppure i grandi nomi, le grandi gallerie. Figuriamoci in provincia, ma questo secondo me dev'essere il pretesto per cambiare tante cose e alzare l'asticella», spiega.

Quali cose? Le idee sono chiarissime. Prima di tutto, dice, «stop ai discorsi delle potenzialità della città, seppur vero non è il modo di guardare avanti, semmai quello di rimanere ancorati a un passato che non c'è più; ma anche basta ai paragoni con realtà più o meno vicine (leggi Pietrasanta), Carrara ha le sue peculiarità da sfruttare», va avanti. «Intanto riportiamo un evento come la Biennale per alzare il livello. Vanno bene le manifestazioni che nel breve provano ad aiutare il commercio, ma l'arte è un'altra cosa. La domanda che ci dobbiamo porre è: perché non si fermano i grandi artisti (e sono tanti) che passano da qui? Qualcosa non funziona», riflette prima della chiosa: «Ho trovato una Carrara in difficoltà una volta tornato, ma ci credo comunque, altrimenti non avrei mai aperto questo bellissimo spazio proponendo un livello di esposizione alto. Ma a volte mi sento un po' catapultato a predicare nel deserto...».



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