Il Tirreno

LA FOTO OMAGGIO GIOVEDI' 20 AGOSTO

«E le vie di Aulla diventarono fiumi»

Ivan Zambelli
La foto di Cuffaro che ritrae quel tragico giorno
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La foto di Cuffaro che ritrae quel tragico giorno

Con il Tirreno una delle immagini drammatiche dell’alluvione che nove anni fa mise in ginocchio la Lunigiana

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Aulla. Sono passati quasi nove anni da quell’infausto martedì di fine di ottobre, da quella alluvione che si portò via Enrica Pavoletti e Claudio Pozzi, che devastò 200 case, 215 laboratori ed aziende, 180 attività commerciali, sfollando circa 60 famiglie e creando danni quantificati in 160 milioni di euro ad Aulla e nella Lunigiana. Una immagine drammatica di quei giorni è nella foto storica che regaliamo domani con il Tirreno.

A distanza di quasi un decennio il ricordo di quei momenti è ancora lì, vivido, nella mente dell’allora sindaco Roberto Simoncini: «Eravamo in consiglio per una riunione importante, c’erano quasi tutti. Ad un certo punto verso le 18:00 è andata via la luce, il fiume iniziava a salire, abbiamo pensato di andare a spostare le macchine». In quel frangente lo stesso sindaco corse un grosso rischio: «Stavo per rimanere bloccato in auto: ho visto arrivare l’ondata, poi un boato, dovuto allo scoppio della pavimentazione, ha rimbombato per la zona, facendo tremare le case. Da lì a poco un silenzio spettrale, interrotto dalle urla disperate delle persone. Solo il mattino dopo capimmo l’entità della distruzione». Dopo l’iniziale sbigottimento, «quasi come un pugno in faccia», il primo cittadino si è attivato con la protezione civile, per la messa in sicurezza delle persone e la ricerca dei dispersi: «Non sono mancati i piccoli, grandi gesti di eroismo, durante e dopo l’alluvione; chi ha salvato le persone dalle acque, chi ha ospitato gli sfollati in quella notte, tutti quelli venuti nei giorni seguenti per aiutare nelle operazioni di pulizia delle strade dal fango, dalle carcasse delle auto, da tutto il resto». Per giorni lo stesso sindaco non ha chiuso occhi: «Sono riuscito a dormire solo tre giorni dopo. Tante erano le preoccupazioni, per gli sfollati, per i morti, per lo sguardo complessivo alla tragedia, per le innumerevoli riunioni e le ordinanze straordinarie». Un momento tragico, indimenticabile, anche per le ripercussioni economiche: «è stata una botta terribile, in un momento di crisi. Aulla all’epoca era il centro commerciale della Lunigiana, molti commercianti non hanno potuto riaprire. L’alluvione è una ferita ancora aperta».

Ad assistere a quegli eventi c’era anche Roberto Valettini, allora avvocato ed oggi sindaco della città: «Ricordo che ero nel mio studio, con due clienti che poi dormirono a casa mia. Iniziò ad andare via la luce ad intermittenza, erano le 18:15 circa. La pioggia era sempre più forte, così scesi per spostare la macchina, ma era già piena d’acqua fino al finestrino». Tornato in studio, lo scenario che vide dalla finestra fu angosciante: «Via della Resistenza era stata trasformata in un fiume in piena, le macchine che venivano trascinate dalla corrente si ammassavano una sopra l’altra, la gente urlava. Sebbene verso le 20:00 il livello dell’acqua prese a scendere, per tutta la notte mancò la linea telefonica, tutto era avvolto da un clima spettrale. In quel momento l’unica cosa che provai a salvare era un comò contenente le lettere che i miei genitori mi inviarono ai tempi in cui frequentavo il collegio». —

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