Il Tirreno

la foto di oggi: la varata 

«Ricordo quel giorno, quanta apprensione c’era»

Luca Barbieri
«Ricordo quel giorno, quanta apprensione c’era»

Parla Carlo Alberto Corsi della ditta carrarese Cremo Marmi, l’azienda che gestisce la cava 113 quella dove avvenne la varata

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/ carrara

«Cosa ricordo? La grande preparazione nei minimi dettagli dell'operazione, ma anche l'apprensione perché comunque si tratta di un evento eccezionale...».

Tra chi custodirà certamente la foto in regalo oggi con l'acquisto del quotidiano ci sarà Carlo Alberto Corsi della ditta carrarese Cremo Marmi. Quest'ultima è l'azienda che gestisce la cava numero 113, quella cioè della varata dell'ottobre 2017 che la foto, tra quelle raccolte nell'iniziativa del Tirreno per la zona apuana, racconta, immortalando l'esplosione, la nube, quella manciata di secondi dopo il suono, sopra ai Ponti di Vara nello scenario delle cave di marmo. Una tonnellata di esplosivo utilizzato, con una ditta specializzata di Pietrasanta a far esplodere oltre 30 mila tonnellate di marmo e detriti di “venato pencil rail”.

«La varata c'è stata nel pomeriggio del 23, verso le 16. Di quel momento ricordo l'apprensione, perché eravamo a ridosso dei Ponti di Vara, un posto molto frequentato, e si tratta di un evento di una certa consistenza e importanza. Però ricordo molto bene anche tutti i giorni di preparazione, per farci trovare pronti, e quella mattina passata con gli esperti, gli ingegneri, la ditta specializzata arrivata da Pietrasanta e tutti gli enti interessati. Una preparazione scrupolosa e poi il pomeriggio con l'innesto, in stile film», racconta Corsi di quella giornata, o meglio, di quei giorni culminati nel pomeriggio del 23 ottobre di quasi tre anni fa oramai. «A memoria non ricordo altre varate recenti. L'ultima, esclusa la nostra, forse vent'anni fa. Questo perché il lavoro ormai è cambiato, in cava la tecnologia e le conoscenze permettono di lavorare come dei sarti, per fare una metafora. Prima ovviamente l'utilizzo delle mine, le varate, erano più frequenti, come quelle raccontate da personaggi noti come Gabriele D’Annunzio a inizio Novecento», continua Corsi, prima di precisare. «Come fatto tre anni di fronte a qualche polemica che era scattata sui social, vorrei ricordare e sottolineare che la nostra varata era stata concordata con tutti gli enti preposti e con Asl per mettere in sicurezza l'ambiente di lavoro. Avevamo già iniziato con le operazioni di “pulizia” del fronte; con il nostro ingegnere e con Asl abbiamo deciso poi di “accelerare” il processo di messa in sicurezza. Non è stata fatta per motivi legati all'estrazione – anzi semmai diventa controproducente con le tecnologie che abbiamo a disposizione oggi –, ma di sicurezza», rimarca. Dopo il sopralluogo e la preparazione della mattina, il pomeriggio è partito il countdown: «Era tutto studiato nei minimi dettagli, ma è innegabile un po' di apprensione; ricordo anche il sollievo e la successiva emozione. Proprio in questo periodo stiamo lavorando sull'asportazione». —

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