Il Tirreno

LA FOTO IN OMAGGIO MARTEDI' 18 AGOSTO

Una cascata di marmo, le varate amate da D’Annunzio e Boccioni

Alessandra Poggi
La foto della varata del 2017 in omaggio martedì 18 agosto con Il Tirreno
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La foto della varata del 2017 in omaggio martedì 18 agosto con Il Tirreno

Quando in cava si faceva e si fa “saltare il monte”: il racconto dello storico Beniamino Gemignani

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CARRARA. Una foto. Una cascata di marmo nel cuore delle cave, nella cava 113 della Cremo Marmi. È la varata del 24 ottobre del 2017. È la foto storica che distribuiremo domani - martedì 18 agosto - con il Tirreno.

C’era un tempo in cui per estrarre il marmo si facevano le varate, che consistevano nell’abbattere intere porzioni di monte utilizzando le mine. Le varate più famose avvennero tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, e per la loro spettacolarità attirarono l’attenzione del movimento Futurista. Gabriele D’Annunzio in persona nel 1907 venne a Carrara per vederne una, dedicando alla nostra città la poesia “le città del silenzio” nell’ambito della raccolta Elettra del 1903. E secondo lo scrittore Cesare Vico Lodovici a vedere una varata venne anche Umberto Boccioni, traendone ispirazione per la sua tela “La città che sale” . Alle varate è legato anche il nome del musicista ufficiale dei futuristi, il carrarese Aldo Giuntini.

Ce lo racconta lo storico Beniamino Gemignani: “le varate famose dice – sono quelle di fine’800 e primi del’900, quando a vederle c’erano anche i futuristi come D’annunzio. Allora Carrara era molto frequentata da artisti e intellettuali, era una fucina di idee. Una Varata a detta di Cesare Vico Lodovici è il soggetto dell’opera – La città che sale – di Boccioni, caratterizzata da nuvole e vapori di colori diversi. Alle varate si ispirano anche molte musiche del musicista futurista e carrarese Aldo Giuntini. Musiche fatte anche di suoni come saracinesche che si abbassano, esplosioni, girare di ruote. Insomma, i futuristi a Carrara aveva trovato la loro fonte di ispirazione. la varata più famosa – prosegue– è quella che si vede dai ponti di Vara dalla marmifera, dove ancora oggi c’è il monte sbranato. Le varate più potenti erano fatte con diversi innesti di mine nel monte che venivano fatte saltare contemporaneamente, in questo modo parte del monte franava diventando un ravaneto. le varate erano un modo per ottenere marmo per anni e anni, e il materiale si usava tutto. Oltre ai blocchi con i sassi più piccoli si realizzavano mortai, con i blocchetti gli acquai. I cavatori che facevano le varate erano così delicati che nei giorni prima facevano delle esplosioni nelle vicinanze in modo da fare scappare più animali possibili e metterli in salvo. Poi ci fu la rivoluzione del filo elicoidale, che non tutti avevano. I nostri cavatori erano talmente esperti che durante la prima guerra mondiale venivano usati per far saltare le cime dei monti, fare gallerie o per ricostruire i ponti, come dopo la traversata del Piave. Erano talmente bravi che riuscivano a ricostruire un ponte con tutto quello che trovano in meno di quindici giorni. Mio babbo che era del 1991 raccontava sempre che quando la sera davano da bere la grappa non era per fare una cortesia, ma perché la mattina dopo dovevano essere su di giri per far un reticolato. Chi meglio dei cavatori era esperto nell’uso dell’esplosivo? I cavatori erano abituati a far saltare le cime già prima della guerra, ecco perché erano così apprezzati nell’esercito” . –

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