Il Tirreno

 

Camere di commercio, il governo accelera l’accorpamento con Pisa e Lucca

Dino Sodini, presidente della Camera di Commercio di Massa-Carrara
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Dino Sodini, presidente della Camera di Commercio di Massa-Carrara

Il “Decreto agosto” impone la fusione entro 60 giorni altrimenti gli enti camerali verranno commissariati

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Massa-Carrara. La ruota dell’accorpamento della Camera di Commercio di Massa-Carrara con quelle di Pisa e Lucca si è rimessa in movimento, in silenzio. Grazie a un articolo - il 59 - affogato in mezzo alle norme del cosiddetto “Decreto agosto” che ancora non è stato pubblicato, ma del quale si conosce sufficientemente nel dettaglio il contenuto.

Che poi, per quanto riguarda i tre enti camerali della Toscana Nord Ovest, significa riprendere il cammino che era stato interrotto tra il 2018 e il 2019 dopo il ricorso al giudice amministrativo dell’ente apuano. Secondo quanto trapelato, il Decreto agosto prevede che tutti i procedimenti di accorpamenti «pendenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge si concludono con l’insediamento degli organi della nuova Camera di commercio, entro 60 giorni dall’entrata in vigore dello stesso decreto».

Se questo non dovesse avvenire, «gli organi delle Camere di commercio che non hanno completato l’accorpamento, ad esclusione del collegio dei revisori dei conti, decadono e viene nominato un commissario straordinario».

Se queste previsioni verranno confermate nel testo definitivo del decreto che sarà pubblicato probabilmente oggi in Gazzetta ufficiale - e se non saranno modificate nel percorso di conversione in legge - si tratta di poco più di un ultimatum a quelle Camere di commercio “ribelli” che non hanno completato il percorso di fusione che origina da una legge delega del 2015, poi concretizzata in un decreto delegato l’anno successivo. L’accorpamento fra Lucca, Pisa e Massa-Carrara è stato gestito dalla segretaria generale della città della Torre, Cristina Martelli, come commissaria ad acta. Lo scenario era già in gran parte dipinto. La nuova maxi Camera di commercio avrebbe riunito circa 132.000 imprese, con la sede legale nella baricentrica Viareggio e il mantenimento degli sportelli nelle tre province.

Un percorso che, in realtà, è piaciuto sempre poco a tutti i soggetti coinvolti. E meno di tutti a Massa-Carrara, presieeduta da Dino Sodini, che rischiava di essere il vaso di coccio in mezzo a due vasi di ferro, con poco più di metà delle imprese di ognuna della altre province e con una rappresentanza risicata e ininfluente negli organi direttivi (la presidenza, almeno in prima battuta, sarebbe stata appannaggio di un pisano).

Così proprio da Massa-Carrara è partito un ricorso al Tar del Lazio, che non ha concesso la sospensiva, arrivata invece a fine 2018 dal Consiglio di Stato. Nell’udienza di merito, poi, i giudici amministrativi hanno mandato la vicenda alla Corte Costituzionale; la Consulta, come si ricorderà, ha anticipato in attesa della pubblicazione della sentenza che le questioni di legittimità costituzionale non sono fondate.

E ora la fiammata del decreto agosto. In altre regioni, come Umbria e Calabria, le Camere di commercio e i politici in queste ore stanno già scendendo di nuovo in trincea contro gli accorpamenti. In Toscana, al momento, a schierarsi è solo il deputato pisano della Lega Edoardo Ziello: «Ci opporremo alla fusione delle Camere di Commercio di Pisa e Lucca, inserito dal governo nel dl Agosto - dice Ziello -. Il processo, paventato qualche mese fa, era stato stoppato accogliendo le istanze dei territori interessati: ora, nella fase forse più acuta dell'emergenza economica legata al Covid, sarebbe folle privare le imprese del proprio interlocutore naturale per la difesa soprattutto delle realtà produttive di minori dimensioni. Come Lega, in sede parlamentare, chiederemo che il ministero dello Sviluppo Economico provveda in tempi rapidi alla modifica del decreto Agosto per bloccare il processo innescato di accelerazione». —

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