Gioco
La toccata e fuga di Scalfaro per l’eccidio di San Terenzo
Il Presidente arrivò il 12 maggio 1997 quasi senza preavviso per inaugurare il monumento alle vittime della strage nazista realizzato da Pietro Cascella
Fivizzano. “Passante, ascolta la muta invocazione delle vittime innocenti del nazifascismo”. Questa frase, incisa sul cippo del monumento ai caduti, opera del maestro Pietro Cascella, accolse il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, durante la sua visita a San Terenzo Monti, come testimonia lo scatto del 12 maggio 1997, in regalo venerdì 14 agosto con Il Tirreno.
Il presidente, raccontarono le cronache, volle con tutto il cuore partecipare all'inaugurazione del monumento dedicato alle vittime del sanguinoso eccidio di San Terenzo Monti, avvenuto il 19 agosto 1944 e per questo si ritagliò un pomeriggio tra due importanti impegni istituzionali a cui avrebbe dovuto presenziare, la mattina a Bologna e la sera a Roma. «Ricordo- racconta oggi Loris Rossetti, ex sindaco di Fivizzano, allora esponente politico del Partito Popolare (sarebbe diventato sindaco due anni dopo)- che Scalfaro era molto affezionato alla Lunigiana, perché da lì proveniva il suo padre spirituale, un religioso di cui non saprei dire il nome, che fu un po' l'artefice della sua visita a San Terenzo. Una visita che destò lo stupore di noi tutti cittadini di Fivizzano, che mai ci saremmo aspettati un tale riconoscimento dal presidente della Repubblica».
Quella di Scalfaro fu una “toccata e fuga” in Provincia di Massa Carrara, il suo aereo atterrò a Pisa, da Bologna in tarda mattinata, giusto il tempo di incontrare il vescovo Eugenio Binini e il prefetto; poi rimase un pomeriggio nel borgo di San Terenzo Monti, un piccolo gioiello incastonato nella valle del torrente Bardine, crocevia fra Fivizzano, Monzone e Marciaso. «Quando a Fivizzano si seppe che il presidente Scalfaro sarebbe venuto in visita- continua Rossetti- non fu possibile evitare che un gruppo di cittadini, rappresentanti di un comitato per la salvaguardia dell'ospedale, si recasse a San Terenzo per esporre pacificamente alcune delle problematiche che l'ospedale e la sanità territoriale mostravano. Scalfaro si fermò e ascoltò quello che avevano da dire».
Il presidente inaugurò con commozione il monumento alle vittime dell'eccidio, un grande fiore stilizzato che ancora oggi si innalza a simbolo di rinascita e di vita, tra le macerie della morte di 160 persone, per mano dei nazisti che in questo modo vollero far tornare i conti della loro guerra: 10 civili dovevano morire quel 19 agosto per ogni singolo soldato tedesco che era stato ucciso. «Il cerimoniere ufficiale di quella giornata- conclude Rossetti- non poteva che essere il professor Gino Chinca, una delle figure più rappresentative di tutto il territorio comunale, insegnante, per oltre 30 anni consigliere comunale, per lunghi periodi assessore, presidente della Comunità Montana, morto lo scorso aprile a Pisa di coronavirus. Era emozionatissimo per il ruolo che gli era stato affidato. Fu lui che volle fortemente l'opera di Cascella a San Terenzo, per quello che avrebbe rappresentato per sempre». —
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