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Per il ponte di Codiponte restauro completato È uno scrigno di storia

marco landini
Per il ponte di Codiponte restauro completato È uno scrigno di storia

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Sono davvero tante le bellezze storiche e architettoniche che la Lunigiana orientale sa offrire, tra queste il ponte di Codiponte restaurato grazie all'iniziativa del Comune di Casola, sotto la guida della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Lucca e Massa-Carrara.

«Partite dalla Pieve romanica dei Santi Cornelio e Cipriano – commenta lo storico Fabio Baroni- che, oltre la sua esemplare struttura e storia, custodisce un capolavoro, un trittico attribuito al Maestro di Montefloscoli cui vari particolari lo avvicinano, in cui compare, assieme alla Madonna e ai Santi titolari, ecco l'influsso lucchese, un bellissimo Volto Santo di Lucca. Con tutta probabilità, il committente è stato un mercante lucchese vivente a Codiponte lungo quella via che legava il porto di Genova a Lucca per il trasporto della seta e che si chiama, appunto, Via del Volto Santo». Prosegue lo scrittore e noto storico lunigianese: «Il ponte è funzionale a quel traffico commerciale che dal porto di Bocca di Magra e Sarzana attraversava le Apuane, passava da Codiponte e per il passo di San Nicolao di Tea andava in Garfagnana e a Lucca. Va detto anche che sulla maestà che è al centro del ponte campeggia lo stemma di Pisa e ciò articola la storia della località, nel conflitto lunghissimo fra le due città». Poi, il tour prosegue, e visitata la Pieve, «scendete al ponte ristrutturato e originale con due gobbe a schiena d'asino come tutti i ponti medievali - consiglia Baroni- famosissimo il ponte "gobbo" o "storto" di Bobbio, sede dell'Abbazia di San Colombano. Il ponte dà il nome al borgo che è in "capo al ponte", in "co' di ponte". Attraversatelo pensando che quel tratto di fiume lo passarono, anche a guado, uomini dall'età dei Liguri Apuani, degli Etruschi e dei Romani. Lì c'è la località il "quarto", cippo miliario romano, il "pago", "strada". Nel 793, sul finire dell'età longobarda, la chiesa di San Cipriano già esisteva, dipendente da Lucca. Matilde di Canossa lo attraversò, direi certamente, andando verso il mare, toccando il Monastero di Monte dei Bianchi, dove viveva una delle famiglie a lei più fedeli, i Bianchi di Erberia. E, poi, mercanti, vetturali, gobbie genovesi, lucchesi, reggiane, modenesi, pisane, fiorentine, estensi. Lo frustarono. A piedi, coi muli, con gli asini».

E infine passato il ponte di questo villaggio di Casola, a destra sulla muratura, «vedrete la sagoma di due portali a bottega trecenteschi a sesto acuto - dice lo storico lunigianese - è il segno che da lì iniziava il borgo mercantile. Qui il Comune ha completato l'opera del ponte lastricando a pietra tutta la via che porta alla piazza interna al borgo. Qui consiglio di fermarsi e farsi portare dalla bottega in piazza un buon piatto di salumi e formaggi e il pane che a Codiponte si conosce bene, tenendo però presente che prodotti tipici e alimentari da degustare si trovano anche dalla parte opposta del ponte, dove è detto Rimessa. Poi potrete salire al Castello che sarà oggetto presto di restauri che metteranno in sicurezza i ruderi rendendolo visitabile. Avvertenza: non andate alla Rocca perché ancora molto pericolosa. Ecco, se la visita la fate al pomeriggio, sarà intanto calato il buio e potrete tornare all’auto ripassando per il ponte illuminato». Che storia a Codiponte. —

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