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rifondazione comunista 

«Non si può vivere di solo marmo Giù lavoro e redditi»

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massa-carrara

«I numeri del recente Rapporto Economia della Camera di Commercio dimostrano sempre più la necessità di abbandonare la monocultura del marmo. Gli andamenti rispetto allo scorso anno e rispetto agli ultimi 10 anni mettono in evidenza le difficoltà del settore, la insostenibilità di un ambito che non è più lapideo ma minerario, la forte tendenza del modello economico estrattivista a creare diseguaglianze». Lo sostiene in una nota Rifondazione Comunista di Massa-Carrara. «Prima di tutto l'escavato è sempre meno composto da materiale lapideo destinato alla lavorazione e sempre più scarti, detriti, destinati alla polverizzazione. Si porta via più montagna rispetto all'ultimo quadriennio (+35%), ma meno sono i blocchi (-7%), il valore più basso negli ultimi 10 anni - continua la nota - Diminuiscono le scaglie bianche e aumentano i derivati meno importanti: scaglie nere, terre e scogliere, quest'ultime quasi triplicano. Si distrugge più montagna, meno i blocchi di lavorazione, più carbonato di calcio per polverizzare le Apuane. Insomma la transizione da un distretto lapideo ad uno minerario è certificata. Aumenta la distanza di ricchezza. I prezzi del marmo aumentano sia al piano che al monte (+65% il prezzo dei blocchi, +88% lavorati, +90% polveri) così che ad un calo della produzione negli ultimi 10 anni di circa il 9,4% corrisponde una diminuzione dei fatturati di solo 1%, ma una diminuzione dell'occupazione del 10%». «Chiaro quindi - prosegue Rc- che l'aumento dei prezzi della materia prima non si redistribuisce equamente ma prende esclusivamente la via del capitale determinando un allargamento della forbice di ricchezza tra imprenditori e lavoratori. Pur essendo una tendenza del sistema economico quella di distribuire la ricchezza più sul fattore capitale che sul fattore lavoro, registriamo che nel medesimo periodo la metalmeccanica ha creato occupazione (+6) a fronte di un aumento di fatturato e produzione praticamente identico. Meno estrazione nobile, quindi più detriti e meno blocchi, quindi più distruzione di ambiente e di un bene comune». «Meno valore aggiunto per il territorio, più diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, meno occupazione, più profitti - si chiude la nota - Solo chi resta nel fortino per difendere le proprie rendite di posizione può rimanere cieco e sordo di fronte a questi dati». —

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