Attenzione
«Basta augurarci la morte, i cavatori meritano rispetto»
Dalla Cooperativa di tecchiaioli Vertical Service dopo altri post di ambientalisti: «Non vogliamo mai più leggere certe cose, lo pretendiamo...»
Massa-Carrara
Non risiamo alla frase choc che già aveva suscitato la reazione dei sindacati, «Spero che crollino tutte le cave con chi ci lavora dentro», ma la tendenza a prefigurare qualcosa di grave, gravissimo, continua.
Dalle frasi sui social, prendono spunto dalla Cooperativa Vertical Service di Arni (che lavora anche su Carrara e Massa) per dire la loro: «Da tanto tempo - scrive fra l’altro la Coop presieduta da Jonatha Landi - i cavatori apuani vengono offesi con nomi di ogni genere, addirittura mafiosi, omertosi, uomini senza scrupoli. Sui social specialmente se ne leggono di ogni tipo... Fino a qua diciamo che potrebbe essere uno sfogo di qualche ambientalista un po’ troppo estremista».
E si aggiunge: «Noi facciamo parte del settore lapideo in quanto lavoriamo esclusivamente con le cave delle apuane, mettendo a disposizione le nostre competenze da tecchiaiolo, ovvero coloro che mettono in sicurezza il fronte sovrastante le cave, mediante l’utilizzo di corde e imbraghi. Detto questo, vorremmo portare a conoscenza di tutti un fatto che nell’ultimo periodo sta prendendo sempre più piede tra gli ambientalisti, che è quello di augurare la morte a chi lavora nelle cave, pochi giorni fa si è scritto anche un articolo a riguardo e sembrava finita li, con le scuse di chi ha sparato questa sentenza, ieri invece ci è saltato agli occhi un nuovo commento del solito genere e sinceramente siamo stufi che ciò accada! Come si può augurare la morte a persone che già fanno un mestiere difficile e pericoloso come il cavatore? Così come ai tecchiaioli? Camionisti e tutti gli operai del settore? Noi siamo lavoratori come gli altri, ma in primis siamo padri, figli, fratelli, mariti, da dove nasce questa cattiveria verso di noi? Da dove esce questo odio? Chi lo dice sa cosa sta dicendo? Noi chiediamo a gran voce rispetto e se il loro pensiero è quello di far cessare la lavorazione del marmo che vadano avanti con le loro idee ma senza offenderci, deriderci e augurarci di morire».
E ricordano: «Ci sono persone che purtroppo hanno perso un famigliare sul lavoro in cava e riteniamo obbrobrioso un comportamento del genere! Un po’ di rispetto per chi non c’è più o per chi ancora piange un proprio caro. Non vogliamo mai più sentire o leggere certe cose, lo pretendiamo».
Aggiunge Landi: «A quelli che nei commenti si augurano che ci sia la morte alle cave, ricordo che anche noi siamo appassionati della montagna, facciamo alpinismo, speleologia. Tutti auspichiamo che ci sia una regolamentazione corretta dell’escavazione, ma da qui, ad auspicare che crollino monti e cave... Non ci sono parole».
Tra i commenti su vari post ambientalisti c’è chi scrive: “Deve venire giù tutto perché si fermino e prima o poi accadrà qualcosa di grosso”. E c’è anche chi, come Simone Brizzi che abbiamo contattato, fa dei distinguo: che i cavatori non restino vittime, ma eventualmente altri frequentatori... Simone Brizzi infatti commentando una foto in cui un’azienda di arredamento utilizza una spettacolare cava di Carrara come location per pubblicizzare tavole e sedie di design, scrive testuale: “Per tanti sarà una cattiveria gratuita, ma a chi va a fare una cena simile, se gli crollasse addosso un po’ di montagna male non ci starebbe proprio!”.
In merito a questa frase, Brizzi osserva: «In riferimento alle cene con vista dalla terrazza delle non ho incitato nessuno a compiere alcuna azione, ci mancherebbe, né tanto meno augurato che succeda nulla a quelle povere persone che per vivere sono costrette a lavorane in cava, però sì, sinceramente chi arriva addirittura ad essere così perverso da pensare che una cena tra quegli orrori possa essere qualcosa di piacevole o unico se devo essere sincero, se le Apuane si ribellassero non mi dispererei di certo».
E in un altro post: "Fino a che allo stremo delle loro forze le Apuane stesse si ribelleranno collassando su se stesse dando vita a una strage... forse, e dico forse, solo allora anche chi le difende e ci lavora (parlo di quei poveri operai costretti a farlo per sopravvivere) si desteranno ed uniranno a tutti coloro che già disprezzano questo scempio ai danni di un patrimonio unico e irripetibile che poco a poco viene quotidianamente stuprato!”. E il commento al Tirreno di Brizzi: «Non saprei cosa trovarci di fuori luogo dato che si tratta più di una riflessione di ciò che la natura potrebbe causare se non si smette di abusarne». Pertanto, si augura che le montagne «da così tanto tempo e così fortemente abusate si ribellino», «quasi nessuno ascolta il grido di aiuto di chi le ama forse l'unica voce che verrà ascoltata potrebbe esser solo la loro», quella dei cavatori.
Che aggiungere? Che attenuare i toni sarebbe decisamente la cosa migliore per tutti.
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