Sicurezza
Infortuni sul lavoro, nel 2019 incremento del 4%
Anmil di Massa Carrara celebra oggi l 64° anniversario della tragedia di Marcinelle, in Belgio, avvenuta in una miniera di carbone
carrara
«A livello nazionale 432 morti sul lavoro nei primi 5 mesi del 2020, quasi la metà dovuti al Covid-19. Nel 2019 più 4,4 per cento di infortuni sul lavoro nella provincia apuana».
L'Anmil di Massa Carrara celebra oggi l 64° anniversario della tragedia di Marcinelle, in Belgio, avvenuta in una miniera di carbone. E onora così il ricordo delle 262 vittime (di cui 136 italiani) con il punto, a suon di dati, su infortuni e morti sul lavoro nell'ultimo periodo per quelle che definiscono «cifre inaccettabili, numeri da bollettino di guerra».
Come si evince dai dati forniti dall’Inail, dettagliano infatti, nel 2019 a livello nazionale sono stati denunciati 641.638 infortuni (+0,1%) e 1089 mortali (-3,8%); in Toscana sono stati denunciati 49.350 infortuni (+0,9%) e 69 mortali (-14%); nella provincia apuana abbiamo avuto 2474 infortuni (+4,4 %) e 3 mortali. Le malattie professionali denunciate, a livello nazionale, sono state 61.310 (+2,9 %), in Toscana 8323 (+3,9%) e 763 (+10,3 %) nella nostra provincia. Nei primi cinque mesi del 2020, sempre a livello nazionale, le denunce di infortunio sono state 207.472 (-23%) con 432 decessi (+10,5 %); in Toscana gli infortuni sono stati 15.295 (-25,7%), quelli mortali 22 (dato invariato); a Massa Carrara ci sono stati 870 infortuni (-8,9%) di cui 2 mortali.
Per quanto riguarda le malattie professionali i primi 5 mesi del 2020 hanno visto a livello nazionale un -39,1% con 16.684 casi; un -30,5% in Toscana con 2485 denunce e nella provincia apuana 282 casi con un decremento del -17,5%. Ma, precisa il presidente territoriale Anmil Paolo Bruschi, «i dati in netta flessione, dei primi mesi dell’anno, per quanto riguarda gli infortuni e le malattie professionali non ci devono far cantare vittoria in quanto il lockdown imposto dall’emergenza Covid-19 ha fatto sì che gran parte delle attività lavorative, a partire dal mese di marzo, avessero mandato a casa la maggior parte dei lavoratori. Anche le morti sul lavoro avrebbero avuto un trend in negativo se non fosse entrato prepotentemente un nuovo, sconosciuto e imprevedibile fattore di rischio: l’infezione e il contagio da coronavirus in ambito lavorativo. Una fattispecie assimilata a evento infortunistico dal dl 18/2020, convertito nella legge 27 dell'aprile scorso». Dei 432 decessi (primi mesi 2020, dato nazionale), quasi la metà – 208 –, sottolinea, «dovuti al Covid-19, di cui il 72,5% riguarda il settore sanità e di questi l’84% è relativo a infermieri e infermiere, gli angeli-eroi dei nostri tempi».
«Far conoscere ai giovani questi eventi del passato – spiega Bruschi – è un contributo alla divulgazione della cultura della prevenzione. In questa giornata in cui confermiamo la volontà e l’impegno dell’associazione a promuoverla in ogni modo, chiediamo alle istituzioni l’esigenza assoluta di una più incisiva azione affinché si metta la sicurezza sul lavoro tra le priorità del risanamento dell’economia del paese e non venga vista dalle imprese solo come una spesa, ma deve diventare, per loro, un obiettivo strategico e un punto di forza che ne migliori la competitività. Il sacrificio sul lavoro, la morte, la sofferenza dei lavoratori e quella dei loro familiari – conclude – deve servire a salvare altre vite e il miglior modo per onorare i caduti sul lavoro è parlarne a lungo, lottando affinché le vittime non siano dimenticate, fino a quando non saranno scoperte le cause e corretti gli errori di tutti». —
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