Sicurezza
Carrara Down town è finita da pochi giorni e due statue sono già state danneggiate
Sporca e con urina di cane l’opera di Aidan Salakhova. Rotte 2 delle 6 lastre della creazione di Giorgia Razzetta
CarrarA
“Johnny”, il compagno di “Naomi” con cui, quando sono in mostra insieme, diventa “Duality”, e altre opere, come “Tracce di un laboratorio di scultura”, sono state danneggiate, sporcate o macchiate: per questo alcune artiste come Aidan Salakhova e Giorgia Razzetta, vorrebbero sollecitare l’attenzione di tutti per una riflessione corale.
White Carrara Down Town, l’importante kermesse di arte e scultura carrarese, è terminata da ormai più di una settimana e, tra polemiche e dibattiti di natura politica e artistica, quanto accaduto viene preso come spunto dalle artiste, per un invito ad alcune considerazioni e a sostenere una proposta, una specie di patto d’arte per la città. Johnny e i suoi muscoli scolpiti nella perfezione scura di granito Zimbawe resta a testa china (al cospetto della potenza femminile, incarnata nel marmo di una Naomi assente alla kermesse), ma dopo la manifestazione artistica ha il drappeggio in statuario bianco sporcato dalle suole di scarpe di chi ci si è arrampicato sopra, scheggiato in un angolo e macchiato con una chiazza gialla di probabile urea canina. L’opera, assicurata per circa 300.000 euro - spiega l’autrice Aidan - è già stata esposta alla Saatchi Gallery di Londra. L’opera di Giorgia invece vede spaccate 2 delle 6 lastre di cemento che la compongono, che erano poggiate per terra (in Corso Rosselli):«Probabilmente qualcuno con un veicolo ci è salito sopra» commenta Giorgia, ex studentessa dell’Accademia, che spiega come per lei rappresentasse Carrara con i suoi laboratori. E invoca:«Tutti devono collaborare nell’organizzazione di una kermesse artistica: artista, staff organizzativo e cittadini. Questa è una città con una storia che vive e respira l’arte, c’è marmo ovunque, sculture bellissime ovunque». Se cercate con Google i nomi Aidan e Carrara ne escono pagine e pagine di articoli e notizie: Aidan Salakhova, la celebre scultrice moscovita, conosciuta su scala internazionale, ormai è stata adottata dalla città del marmo dove vive per parte dell’anno e realizza i suoi capolavori che trovano posto nelle gallerie più prestigiose. L’artista capace di scuotere il pensiero alle Biennali più importanti, fa notare insieme a Giorgia Razzetta, come le opere avrebbero potuto essere “protette” meglio, delimitando il perimetro oltre il quale non avvicinarsi e sottolineano dispiaciute l’assenza, spesso, di una mentalità tra i cittadini stessi, capace di comprendere la fragilità e delicatezza artistica e il valore di risorsa per la città: «Sacchi di spazzatura infilati a forza nel cestino a fianco delle opere, cagnolini durante le passeggiate serali che urinano sulle basi delle opere, bambini che ci si arrampicano sopra» si rammaricano entrambe.
E Aidan aggiunge: «Bisogna educare all’arte: se c’è una mostra a Carrara, bisogna portare rispetto per l’arte e per il marmo: è strano, perché lo sanno l’importanza del marmo e che non si può sporcare».
Così Aidan coglie l’occasione per chiamare in adunata tutte le forze della città e propone:«Si calcola che ogni anno, del marmo estratto, solo meno dell’1% vada all’arte della scultura: ma se ogni cava donasse alla città ogni anno 2 o 3 blocchi, finanziando solo il vitto e alloggio e per il tempo necessario alla realizzazione delle opere, ad artisti internazionali che potrei portare qua, ogni anno avremmo una trentina di opere di grande valore da poter sistemare nei giardini pubblici, nelle spiagge, all’uscita dell’autostrada che quella che c’è ora è orribile, oppure venderle. Allora tanti artisti importanti e non, verrebbero qua anche solo incuriositi. Si potrebbero coinvolgere tutti gli studi carraresi, dagli Studi Nicoli, agli studi della Cooperativa scultori, ai tanti che ci sono in città. Carrara ha tanti artisti che non possono permettersi grandi blocchi ma che possiedono - continua la scultrice - un talento davvero incredibile, come Francesco Cremoni o Patti Nicoli. In pochi anni Carrara diventerebbe così un polo turistico di grido ».
—
Francesca Vatteroni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
