Il Tirreno

 

«Ciao nonno, mamma ha fatto un guaio con l’auto: ci servono 25mila euro». Ma è una truffa

Alessandra Vivoli
«Ciao nonno, mamma ha fatto un guaio con l’auto: ci servono 25mila euro». Ma è una truffa

Una telefonata al padre di 92 anni che vive a Genova e che smaschera il raggiro. La figlia: non trattate così i nostri anziani

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CARRARA. Una telefonata al padre di 92 anni e mezzo che vive a Genova Pegli. «Ciao nonno, la mamma ha fatto un guaio. Ha preso in pieno due macchine parcheggiate ed è senza assicurazione. Ci vogliono subito 25mila euro per sistemare tutto». Un tentativo di truffa pesante, che avrebbe davvero potuto mettere a rischio tutta una vita di risparmi.

A raccontare la storia, non senza amarezza, è Maria Grazia, la figlia dell’anziano che ha sventato la truffa buttando il telefono in faccia al giovane che si era spacciato per uno dei suoi due nipoti. Maria Grazia da anni si è trasferita nella nostra città, a Carrara. Il padre è rimasto a Genova, con un’altra figlia e la badante.

«Devono averlo visto in giro, sulla sedia a rotelle - racconta Maria Grazia - e hanno pensato di colpirlo. Forse si sono informati e hanno saputo che ha due nipoti, mio figlio e quello di mia sorella. Poi hanno trovato il numero di telefono, in quella palazzina ci sono pochi appartamenti. E hanno orchestrato tutto il resto». Ecco quindi la storia di un incidente, a Carrara. Una macchina, quella della figlia, senza assicurazione, e la richiesta di tutti quei soldi per mettere a tacere le cose.

«La cosa subdola è avere esordito, al telefono, con quel “ciao nonno” che in un primo momento ha destabilizzato mio padre - continua nel suo racconto Maria Grazia - Lui però, che pur avendo problemi nel fisico è ancora lucidissimo, mi ha confessato di aver subito capito che non si trattava di nessuno dei suoi due nipoti. Lo ha fatto parlare e poi, bello tranquillo, gli ha tirato il telefono in faccia. Dico per fortuna, perchè talvolta si trovano persone più fragili e, soprattutto, queste cose sono studiate nei minimi dettagli. Hanno aspettato a chiamare che fosse solo, e lo hanno subito blandito con quell’affettuoso “ciao nonno”. Insomma sono e siamo state fortunate perché mio padre è riuscito a tenere testa a questo malintenzionato. Ma sono consapevole che spesso non succede così». Maria Grazia (la signora preferisce non mettere il cognome per tutelare lei ma soprattutto il padre) rivolge poi una sorta di appello all’uomo - ma visto che questi episodi si registrano molto di frequente sarebbe più corretto dire agli uomini - che compiono questo genere di truffe.

«Mi rivolgo a te - scrive Maria Grazia - che ti approfitti di un uomo magro, in sedia a rotelle, portato a spasso da una badante. A te che pensi che quell’uomo non sia in grado di intendere e di volere, che sia una preda facile, uno a cui portare via tutti i suoi risparmi, ebbene io dico che tu non sai chi è quel vecchietto. Non sai che mio padre ha lavorato una vita, che è entrato all’Ansaldo giovanissimo, ha coordinato la costruzione di ponti ed è andata fino in Iraq per costruire uno zuccherificio. Tu non sai che ha amato per una vita mia madre e che si sono promessi amore eterno quando lui aveva sei anni e la mamma tre. Non sai che quando è morta, anni fa, abbiamo avuto paura che non ce la facesse a sopravvivere. Tu, truffatore, queste cose non le sai. Hai visto mio padre fragile e indifeso, magari lo hai seguito durante le sue brevi passeggiate in carrozzina, e hai pensato solo a lui come una possibile vittima della tua truffa. Come un modo facile per tirar su soldi, tanti soldi. Ebbene questa volta hai sbagliato di grosso. E agli anziani come mio padre dico solo due parole: state attenti». —

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