Il Tirreno

La storica Cantinetta di Carrara rischia di chiudere: raccolta di firme

Alessandra Poggi
Flavio Teti e Raffaella Benacci
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Flavio Teti e Raffaella Benacci

E' un circolo e non può occupare il suolo pubblico, questione burocratica e di Covid

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Carrara. La Cantinetta di piazza Duomo, una delle quattro attività superstiti, potrebbe non riaprire più. Colpa del Covid e di una questione burocratica: si tratta di un circolo e non può occupare il suolo pubblico. I gestori, Flavio Teti e la moglie Raffaella Benacci (foto) sperano in un ripensamento.

Intanto i soci stanno facendo una raccolta firme da portare a palazzo civico. La coppia trapiantata a Carrara (lui è di Verona e lei di Como), aveva riaperto due anni fa la piccola cantina storica. Il problema è che in base al vigente decreto ministeriale, i circoli non possono posizionare tavoli e sedie su suolo pubblico, in quanto “violerebbe palesemente – cita la legge – i predetti principi, facendo venir meno il requisito della sorvegliabilità al locale”. I principi sulla sorvegliabilità sono: nessun accesso ai locali di somministrazione può essere diretto dalla pubblica via. Nessuna indicazione deve essere visibile dall’esterno in riferimento all’attività di somministrazione che si svolge all’interno. Non è mai consentito autorizzare la somministrazione al di fuori di locali. Tre divieti che stanno uccidendo un’altra attività commerciale. In sostanza l’amministrazione comunale rifacendosi alla legge, nega alla coppia la possibilità di mettere tavoli e sedie all’esterno. E nega loro la possibilità di realizzare un’installazione di copertura per non venir meno alla regola della sorvegliabilità.

«Gli uffici tecnici – spiega Raffaella – ci hanno negato di mettere fuori tavoli e sedie perché esiste una legge che lo vieta ai circoli. In un periodo critico come questo del Covid ci sono realtà che hanno permesso ai circoli di farlo. Noi abbiamo anche proposto di fare un’installazione molto bella, con botti antiche, in modo da non far vedere i clienti, ma hanno detto che sarebbe stata brutta. Prima di dirlo dovrebbero farcela fare e vederla. Abbiamo tanti soci che sono artisti, sono sicura che ne verrebbe fuori una cosa originale. Alla fine chiediamo di lavorare perché così è impossibile, ma io le bollette e le spese devo continuare a pagarle – prosegue Raffaella – al tempo di Con-vivere il permesso per mettere i tavoli fuori me l’avevano dato... Il locale è molto piccolo e possono entrare solo due persone alla volta, se consideriamo che un bicchiere di vino costa un euro e apriamo dalle 18 alle 20, va da sé che non è possibile riaprire». Intanto i soci hanno già raccolto un centinaio di firme a favore di Flavio e Raffaella, contemporaneamente sta cercando di aiutarli anche la presidentessa dell’Arci Adriana Riccardi.

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