Il Tirreno

In piazza Aranci 

«In 11 settimane di lockdown, 11 femminicidi»

Camilla Palagi
«In 11 settimane di lockdown, 11 femminicidi»

Il presidio di “Non una di meno” in memoria di Cristina Biagi. «Tante le battaglie che le donne combattono sulla loro pelle»

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Un momento di raccoglimento per ricordare la morte di Cristina Biagi e di tutte le vittime di femminicidio del periodo del lockdown. In piazza Aranci, martedì sera, attorno all'opera Sophia si sono radunate alcune attiviste del movimento Non una di meno di Massa-Carrara per una manifestazione contro la violenza di genere.

Tra di loro si chiamano “amiche” e “sorelle” e così chiamano anche le donne uccise nei due mesi di chiusura dovuta al Covid-19. Anche se spesso non si conoscono, il perché si può individuare in quel sentimento comune che le unisce: una rabbia che va oltre le diversità e che le porta a puntare il dito contro quegli uomini, spesso compagni o ex, che dicono di amarle per poi decidere di ucciderle piuttosto che vederle felici tra le braccia di un altro uomo. Questa, purtroppo, è la trama comune a molte delle storie delle vittime di violenza di genere.

È la storia di Cristina Biagi. Il 28 luglio del 2013 è a lavoro quando viene raggiunta dall'ex marito. Lui sembra accecato dalla gelosia. Anche se quando decide di sparare con una pistola ci vede molto bene. Colpisce lei, colpisce il suo presunto nuovo amore, colpisce se stesso. Da sette anni Cristina non c'è più. Aveva 38 anni all'epoca e due figli che oggi non può vedere crescere. Aveva provato a difendersi da quell'uomo violento, denunciandolo per maltrattamenti. Aveva fatto di tutto per vivere. È la storia di Barbara Rauch, 28 anni, mamma. L'ha uccisa lo stalker che da tempo la perseguitava e che anche lei aveva denunciato, il 9 marzo a San Michele di Appiano, Bolzano. È la storia di Bruna Demaria. 66 anni, uccisa a colpi di pistola il 12 marzo a Beinasco, in provincia di Torino. Ex dipendente comunale, era andata in pensione il primo marzo. Franco Necco, 66 ani, ex vigile urbano, ha impugnato una pistola e ha ucciso il figlio di 29 anni, Simone, per poi uccidere anche lei. Storie di donne comuni che hanno incontrato uomini violenti che le hanno picchiate e uccise. Nel periodo del lockdown in 11 settimane si sono consumati 11 femminicidi. Mentre tutti i tipi di reati hanno subito un brusco calo, quelli sono aumentati.

Il perché è facilmente intuibile: le mura domestiche, quell'ambiente familiare che nell'immaginario collettivo dovrebbe rappresentare un momento di benessere e di pace, per loro rappresentava una prigione. Una prigione dalla quale non ne sono uscite vive. Le loro “sorelle” le hanno ricordate tutte e 11. Dodici con Cristina. Attorno all'opera che ricorda la sua morte si sono strette cantando una canzone che chiede giustizia e che maledice il femminicidio, una piaga sociale che attraversa senza ostacoli i confini geografici, senza distinzioni di condizioni economiche o personali. «Ci sentiamo di rispondere a questi tre mesi di silenzio – spiega Monica Del Padrone di Nudm - a questi mesi in cui ne sono successe di tutti i colori: dalla sanità distrutta nel nostro paese a quella della scuola che è stata chiusa, a quella delle tante battaglie che le donne vivono sulla loro pelle, come la perdita del lavoro e la violenza di genere». A leggere i nomi delle donne uccise, Valentina Manfredi, a prendervi parte anche un gruppo di uomini solidali con il movimento.

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