Gioco
Mercato della domenica a Marina di Carrara, il “trasloco” è promosso a pieni voti
Ambulanti e clienti entusiasti rispondono a distanza a quei commercianti che avevano criticato la nuova collocazione
Carrara. Gli ambulanti del mercato domenicale marinello rivendicano con forza il loro diritto al lavoro. In due parole si potrebbe sintetizzare: commercianti contro commercianti perché infatti, a causa del mercato domenicale di Marina, ha preso campo una netta contrapposizione tra chi vende in negozio con sede fissa e chi vende con il proprio banco nel mercato rionale da ambulante emerge e si fa più evidente.
C’era da immaginarsi che con l’acuirsi della crisi economica, l’atmosfera si facesse più tesa anche tra chi appartiene allo stesso comparto. Le strade vengono chiuse dopo anni di incuria e non si riescono a trovare le risorse per sistemarle, i commercianti sono costretti a chiudere per mesi e non si riesce a trovare risorse per aiutarli: si mescolino insieme gli ingredienti e si ottiene il malumore creatosi intorno al mercato domenicale estivo marinello che da via Genova, causa chiusura per i cantieri in corso, è stato spostato nella vicina piazza Nazioni Unite, in un pezzetto di via Venezia e un pezzo di via Garibaldi.
Le ragioni degli ambulanti sono spiegate bene da alcuni di loro.
«È’ una vecchia storia questa che non vogliono il mercato-ci ricorda Roberto Cattaneo conosciuto per le sue tende e biancherie- dove metti il mercato c’è sempre qualcuno che si lamenta: il privato perché non può parcheggiare o perché c’è rumore, per i commercianti perché siamo in concorrenza, poi però appena si sposta il mercato tutti si lamentano e chiedono perché non c’è più. Se il mercato, anche se chiude la strada, non istruisce le entrate dei negozi e la loro visibilità, i commercianti dovrebbero essere grati, porta gente e lavoro-e poi fa osservare-in via Condotti a Milano ci vanno le macchine? Il mercato va messo dove ci sono i negozi perché fa sinergia. Quando il mercato era al campo dei pini a Marina est, qua non c’era nessuno».
«Manca empatia e solidarietà tra commercianti - sottolinea anche Carlos Gutierrez che vende borse e portafogli- poi tutti vogliono la comodità della macchina sotto il sedere. Ma si fa una volta alla settimana e comunque porta della gente: una volta che lasciamo libero l’ingresso e lo spazio che problema c’è?». Tra gli ambulanti c’è anche chi preferisce non dire il nome e che parte in un attacco arrabbiato:«Gli ambulanti non vanno mai bene! Ma noi paghiamo le tasse come loro! Suolo pubblico, Iva, contributi, tasse spazzatura. Se uno vuole comprarsi un elettrodomestico o un vestito di Gucci, sa dov’è il negozio e ci va: ce l’hanno con noi perché facciamo concorrenza, il fatto è che abbiamo le stesse cose ma loro le fanno 4 volte di più»” si sfoga qualcuno.
Tra gli intervistati, che si aggirano fra ke bancarelle, molti si schierano con gli ambulanti in favore del mercato in piazza Nazioni Unite: «Qua in questa zona torna meglio-conferma Laura Menconi che al mercato ha comprato dei costumi-tanto i negozianti la domenica tengono chiuso».
«Brontolano sempre, anche se lo facessero in un parco ci sarebbe chi si lamenta: lo facevano in piazza Alberica a Carrara e ore si lamentano perché non c’è più, ad Avenza lo hanno spostato e ora si lamentano perché non c’è più. Non c’è mai una posizione comune» ribadisce la signora Maria.
Più pacato il signor Antonio Gentile commenta : «Anche gli ambulanti devono pur vivere, certo è che poi i negozianti ne risentono: perché poi la gente non va in negozio».
Ma basta fare una domanda in più a un ambulante e si capisce il nodo della questione: perché ci sentiamo dare una risposta che potrebbe benissimo essere la stessa di un negoziante: «Siamo stati chiusi 4 mesi e mi sono arrivati sì e no 2500 euro in tutto, però ho dovuto pagare il leasing di 600 euro, i contributi, l’affitto, le bollette, ho dovuto mangiare e pagare il suolo pubblico: tra l’altro Carrara è uno dei pochi comuni in Toscana che ha già inviato il suolo pubblico da pagare, Viareggio, Altopascio, Montecatini, Lucca: stanno ancora tutti aspettando».
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