Sicurezza
L'attesa della sentenza Welby- Cappato
Sono imputati per la morte di Davide Trentini, il 53enne malato di sclerosi multipla deceduto il 13 aprile 2017 in Svizzera col suicidio assistito
Massa. Dovrebbe arrivare a sentenza domani - lunedì 27 luglio - il processo a Marco Cappato e Mina Welby, imputati in Procura a Massa per la morte di Davide Trentini, il 53enne malato di sclerosi multipla deceduto il 13 aprile 2017 in Svizzera col suicidio assistito.
A partire dalle 11,30 si terranno le arringhe del pubblico ministero e poi della difesa di Cappato e Welby, che sono tesoriere e copresidente dell'associazione “Luca Coscioni”, accusati di aiuto al suicidio: il primo sostenne Trentini economicamente attraverso l'associazione Soccorso civile nella sua decisione, la seconda accompagnando fisicamente il 53enne in Svizzera.
Il giorno dopo la morte di Trentini - il 14 aprile 2017 - Welby e Cappato si presentarono nella caserma dei carabinieri di Massa per autodenunciarsi.
«Il 27 luglio (oggi, ndr) saranno i giudici di Massa, nell'indifferenza della politica, a decidere se l'aiuto al suicidio assistito offerto a chi come Davide Trentini non dipende da macchinari sia punibile o no», e quindi se siano o no da considerare «trattamenti di sostegno vitale anche i farmaci e assistenza specifica», si ribadisce in una nota dell'associazione Luca Coscioni, i cui rappresentanti saranno oggi alle 11,30 in piazza De Gasperi, di fronte al tribunale, con l’evento che sarà trasmesso in diretta sul sito internet di Radio Radicale.
Ancora l’associazione “Luca Coscioni”: «Sono tre i requisiti certamente posseduti da Davide Trentini (patologia irreversibile, fonte di sofferenze intollerabili e capacità di intendere e volere), quella che rimane da dimostrare è la quarta condizione», che è stata prevista dalla Consulta nella sua decisione per Dj Fabo del settembre scorso.
Quella è stata una sentenza «rivoluzionaria, che legalizza l'accesso al suicidio assistito alla presenza di quattro Criteri oggettivi». Aggiunge l’associazione: «La disobbedienza civile di Mina Welby e Marco Cappato punta ora alla effettiva affermazione del diritto all'autodeterminazione».
Il processo dunque va a sentenza durante uno stallo parlamentare sul tema. «Nonostante le indicazioni della Consulta, che a seguito della sentenza si rivolse al legislatore sottolineando l’urgenza di una legge sul tema, fino ad ora il Parlamento non ha fatto altro che qualche giornata di audizioni degli esperti, senza nemmeno arrivare alla formazione di un testo base su cui incardinare un dibattito sul tema. Questa sentenza giunge in assenza di legge sulla materia e in presenza di una sentenza della Corte Costituzionale che àncora il diritto all'autodeterminazione alla costituzione e a leggi esistenti, rendendo non punibile l'aiuto al suicidio fornito a malati in determinate condizioni», sottolinea l’associazione “Coscioni”.
Il legislatore italiano «senza discontinuità dal passato, sui temi dei diritti non interviene, lasciando i cittadini soli ad affermare questi ultimi nei tribunali»: lo afferma Filomena Gallo, segretario nazionale dell'associazione “Coscioni” e coordinatore del collegio di difesa di Cappato e Welby. —
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