Sicurezza
Infermiera cuore d’oro: addio a Augusta Ricci
Stimata e amata professionista ha lavorato per 25 anni alla casa di riposo Regina Elena, aveva 58 anni
CARRARA. Stimata professionista e dal cuore d'oro. È questo il ricordo che arriva di Augusta Ricci, carrarese, dipendente per 25 anni della casa di riposo comunale Regina Elena di Carrara, scomparsa nei giorni scorsi all'età di 59 anni per una malattia. Infermiera e professionista stimata, impegnata nell'attività sindacale e promotrice dell'esperienza teatrale all'interno della struttura, Augusta Ricci lascia i due figli – Domyziana e Tommaso – e la madre Bruna. Una perdita enorme, racconta chi la conosceva bene, per una persona che amava la vita, la sua famiglia e il suo lavoro e sempre con una parola buona per tutti. A testimoniare il ricordo che ha lasciato ecco la lettera a firma del collega Gianni Marchi, condivisa con la famiglia di Augusta.
«Professionalmente impeccabile, eccelleva nel proprio lavoro di infermiera e le facoltà umane andavano oltre le indiscutibili capacità lavorative. I migliori periodi vissuti da chi vive e opera nella struttura sono impronta indelebile del suo amore per la vita, propria e degli altri – si legge –. L'esperimento teatrale da lei fortemente voluto è risultato una straordinaria possibilità di miglioramento delle relazioni tra lavoratrici e lavoratori. La rappresentazione teatrale si è infatti rivelata stupendamente scardinante, manifestandosi attraverso meravigliosi valori umani. Una paziente opera proseguita anche dopo la fine dell'esperienza artistica. Un impegno quotidiano dove lei, principale protagonista, offriva l'esempio di quanto fosse benefica felicità scoprire l'assieme del noi piuttosto che gli egoismi dell'io».
Il suo lavoro, il ricordo, ma anche l'attività sindacale: «Protesa a combattere sindacalmente, e non solo, privilegi individuali, lottava con fermezza per uguali diritti, difendendo la dignità di ogni singola persona presente nel Regina Elena. L'amore per la vita si è espresso attraverso questi valori, fino alla fine». Poi la chiosa. «Completamente consapevole che la malattia avrebbe fatto rapidamente il suo corso, ha difeso e protetto chiunque le sia stato accanto in questa difficilissima fase. Un esempio, concretamente umano, di un possibile mondo migliore. Una persona, una donna, limpida espressione di stupende facoltà difficilmente riscontrabili. Un privilegio averla vissuta. Ci lascia offrendoci infinite possibilità di vivere essendo migliori, attraverso quei valori che ci tramanda amorevolmente. Un dono prezioso per chi vorrà coglierlo». —
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