Sicurezza
Si staccò il recinto e morì, condannato il gestore del parco
Una donna di 84 anni aveva perso la vita tre anni fa mentre raccoglieva le more nell’area verde a Castagnetola
MASSA. Si era appoggiata alla recinzione di legno del parco di Castagnetola per raccogliere delle more, ma la staccionata si era staccata dal terreno e l’aveva fatta precipitare. Un volo di appena due metri e una vita spezzata, quella di Cesarina Padroni, 84 anni.
La tragedia risale all’agosto di tre anni fa. L’anziana donna era entrata in coma dopo aver battuto violentemente la testa, ed era morta poco dopo il suo arrivo al pronto soccorso del Noa. A finire sotto accusa, dopo le indagini svolte all’epoca sul luogo dell’incidente, è stato l’allora gestore del parco di Castagnetola, che si sarebbe dovuto occupare della manutenzione dello stesso.
Ieri, in tribunale a Massa, dopo tre anni si è concluso - con il rito abbreviato - il processo di primo grado davanti al gup Marta Baldasseroni. L'imputato, difeso dall' avvocato Enzo Frediani, è stato condannato a mesi 8 di reclusione, ridotti per la scelta del rito a sei mesi, oltre al risarcimento danni delle parti civili costituite che sarà deciso in separate sede.
La difesa dell'imputato ha sostenuto che il Comune di Massa avesse lasciato la "patata bollente" all'associazione, senza avvertirla dello stato in cui versava il parco, pur conoscendone le criticità. Le parti civili, Mariella Padroni e Stefania Fantini, nipoti della defunta signora Padroni, erano difese e rappresentate dall’avvocato Claudia Volpi.
Il pm Alessia Iacopini, ha ripercorso fedelmente i fatti, evidenziando le mancanze dell'associazione che gestiva il parco e che, con un comportamento diligente da parte del gestore, si sarebbe potuto (anzi dovuto) evitare la tragedia.
In aula, in rappresentanza delle persone offese dal reato, l’avvocato Claudia Volpi ha ricordato che le carenze strutturali del parco erano ben note a tutti, addetti ai lavori e non, frequentatori del parco ed associazioni che da tempo si battevano perché tale area diventasse un luogo sicuro dove far giocare i bambini.
«Anche la stampa locale - è stato ricordato dall’avvocato Volpi in aula - si era più volte preoccupato delle condizioni del parco denunciandone il degrado ma, nonostante ciò, non era mai stato messo in sicurezza».
La condanna è stata decisa dalla cronologia dei fatti, dai quali si è evidenziato che la responsabilità della gestione del parco era del Circolo Acsi Tris, il cui legale rappresentante è Luca Contadini, ancor prima della delibera di incarico del Comune di Massa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
