Il Tirreno

La risposta della regione al Comitato 

Caso discarica, «Sul triclorometano avevamo ragione noi...»

Caso discarica, «Sul triclorometano avevamo ragione noi...»

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Montignoso

Il comitato contro la discarica di Cava Fornace scrive in una nota che è da poco giunto alla sua attenzione il documento di risposta da parte della Regione Toscana alla richiesta di chiarimenti avanzata dallo stesso Comitato in data 2 giugno in merito al fatto se fosse stata avviata o meno dalla Regione un’istanza «per individuare il soggetto responsabile della contaminazione da triclorometano dei pozzi, precisamente il Pz 10 e 5, ricompresi all’interno del sito di Cava Fornace». «Significativo - si fa notare - è il fatto che non solo le risposte arrivano, ma danno puntualmente ragione ai dubbi espressi dal Comitato, poiché è da quest’ultimo che partono le richieste e non dai Comuni che invece dovrebbero, in quanto massima autorità sanitaria locale, assumersi il compito di portare avanti un’attività di questo tipo. Comuni che vengono anche puntualmente resi partecipi del percorso del Comitato via Posta Certificata».

E ancora: «Oggi, nel documento della Regione, si pone la parola fine a quella diatriba infantile sull'origine del triclorometano rinvenuto nei Pozzi 10 e 5 quando si dichiara fra le altre cose "… la rarità del Tcm di origine naturale" e questo rende ridicole le pretese di tranquillizzare la popolazione dichiarando che si tratta di un composto di origine naturale e quindi innocuo. Inoltre nel documento si prende atto che “tali superamenti del Tcm non sono mai stati rilevati in altri pozzi, nelle due sorgenti monitorate e nel percolato della discarica"». «Altro punto interessante e di attenta riflessione, per il colpevole ritardo di almeno 6/7 anni, è quando si fa riferimento ad "eventuale contaminazione da disinfezione della rete idrica", si dice "Studi ed analisi isotopiche potrebbero confermare od escludere una delle ipotesi”, cioè il fatto che la presenza di triclorometano sia da attribuire a contaminazione umana o presenza naturale, la Regione "chiede ad Arpat di trasmettere una proposta avente ad oggetto lo studio richiesto per strumenti, mezzi, personale e tempi necessari per la realizzazione dello stesso." Forse - aggiunge il comitato - sarebbe opportuno coinvolgere nello studio un ente come il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa»

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di Redazione web