Il Tirreno

white carrara downtown 

Michele Monfroni e la sua “Abbiate fede” che scalcia il virus

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Carrara

Un lungo telo tricolore, in fondo una sfera di resina, marmo e acciaio che ricalca le sembianze più note del Covid-19; dall'altro lato un Cristo con la mascherina e, a fianco, dei guantoni da boxe con le bandiere di Cina e Usa. Si chiama “Abbiate fede” ed è l'opera dello scultore carrarese Michele Monfroni, dell'omonimo laboratorio a Codena; una delle oltre 50 installazioni pronte a disegnare la geografia del centro nella quarta edizione della White Carrara Downtown che sarà inaugurata domani sera (sabato, alle 21) e durerà fino a domenica 26. Un calcio metaforico, di speranza, al Covid-19 che concentra però più temi e che ha suscitato anche qualche polemica via social. «Lo so – spiega lo scultore –, perché mancano Sicilia e Sardegna. Tengo a precisare che non c'è stata una volontà concettuale, ma soltanto un nodo nelle forme, nella realizzazione. Poi il simbolo del tricolore per me racchiude tutta l'Italia, è una polemica che non ho capito, ma va bene così, ho sempre accettato qualsiasi critica». Archiviate le critiche sull'Italia senza le isole, restano l'installazione in piazza Mazzini e i concetti. «La scultura è nata riflettendo su ciò che il 2020 ci ha portato, qualcosa di inimmaginabile e allo stesso tempo spaventoso che resterà impresso in tutti noi, sarà storia. Questa pandemia ha travolto e sconvolto l'intera umanità e minato l'economia mondiale. È un anno che finirà nei libri di storia e all'opera ho pensato in maniera praticamente spontanea», spiega l'artista carrarese. Al centro del tricolore dei dadi, con il numero 19; in fondo, come detto, un virus da calciare: «I dadi dialogano e “giocano” con i numeri, con i dati della pandemia; mentre la forma del virus a qualcuno ha ricordato una bomba. Perché no, non ha forse avuto la stessa forza? Non mi sembra azzardato il paragone con la guerra...», sottolinea Monfroni. Un mix di materiali, per un'opera che si prende piazza Mazzini e che abbina e intreccia più questioni dell'attualità. «È l'arte; nella parte iniziale ho aggiunto nel blocco marmoreo la figura di Cristo, con la mascherina per rispecchiare questi tempi, con a lato due guantoni da pugili. Uno rappresenta la Cina, l'altro gli Usa: il potere economico, politico; mentre c'è un Cristo sofferente, di passione, un simbolo della fede che però dà speranza per un mondo migliore, al di là delle bandiere», riflette. C'è di più, conclude: «Una coincidenza: nei giorni scorsi è passato in studio il direttore di un ospedale della Val Brembana; mi ha detto: “Non vi immaginate cosa sia successo”, sono parole che fanno pensare...».

Insomma, una quarta edizione nel segno dell'arte e che è inoltre dedicata, con tanto di tributo a palazzo Binelli, a Fabrizio Lorenzani, noto scultore scomparso nei mesi scorsi.

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