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«Salviamo il castello dove Dante scriveva»

cristiano borghini
«Salviamo il castello dove Dante scriveva»

L’architetto Nicola Gallo lancia il progetto per recuperare la rocca di Giovagallo in cui l’Alighieri riprese la Commedia

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TRESANA

Il castello di Giovagallo ha un’enorme importanza nella storiografia lunigianese per due figure ad esso strettamente legate: il marchese Moroello Malaspina, capostipite del ramo di Giovagallo dello Spino Secco e, naturalmente, Dante Alighieri. Moroello Malaspina si distinse come condottiero sui campi di battaglia, giungendo a comandare, in veste di capitano generale, i guelfi neri nella guerra tra Lucca e Firenze contro i guelfi bianchi di Pistoia, tra il 1302 ed il 1306. Dante fu ospite di Morello e della moglie Alagia Fieschi e il loro rapporto d’amicizia crebbe fino a essere menzionati nel XXIV Canto dell’Inferno, proseguendo con la lode all’intera famiglia nel canto VII del Purgatorio, quando incontra Corrado Malaspina Il Giovane con Nino Visconti, ed infine un elogio alla moglie ricordata nel XIX Canto sempre del Purgatorio, in quanto nipote del papa Adriano V.

Ma non solo: Dante avrebbe redatto nell’antica residenza malaspiniana una parte della sua produzione letteraria legata alla Divina Commedia. Le prove della redazione di parti dell’opera del Sommo in questa località si rintraccerebbero nella testimonianza del Boccaccio, che diede inizio alla critica e alla filologia dantesca che affermò come fosse stato lo stesso Marchese Moroello a convincere Dante a completare la Commedia durante la sua permanenza a Giovagallo. Ecco quindi che il sito nella frazione tresanese diventa nodale per ricostruire il soggiorno dell’Alighieri in terra di Lunigiana.

Grazie a queste peculiarità sta nascendo un progetto di recupero del castello di Giovagallo, promosso dall’architetto Nicola Gallo. Tutto ancora in fase embrionale certo, ma recuperare l’antica residenza signorile e la torre, edificata in una fase successiva, aiuterebbe ad avere un’idea più chiara sui metodi di edificazione delle strutture all’epoca di Dante. «Le ricerche condotte sul castello Malaspina, abbandonato dopo che la linea geneologica diretta si è estinta, ci aiuterà a comprendere questo periodo storico e dare uno spaccato della Lunigiana medievale. – afferma l’architetto Gallo – Vorremmo comprendere com’era fatta la struttura, coinvolgendo anche scavi archeologici sul sito, effettuando un restauro statico e strutturale, unica testimonianza in Lunigiana di edificazione originale del 1300, molto simile al castello della Verrucola di Spinetta Malaspina. Servirà un intervento molto oneroso, considerando anche il fatto che si erge in un’area isolata e potrebbe diventare difficoltoso approvvigionare il cantiere. Contiamo che questo intervento possa essere sbloccato nel più breve tempo possibile, considerando le preoccupazioni sulla tenuta della torre, attualmente pericolante. Il palazzo signorile è imploso su se stesso, anche in questo caso occorrerà un grande lavoro per rimuovere i detriti e il consolidamento. La sua importanza però, testimoniata da diversi reperti storiografici, potrebbe indurre la Regione a rilasciare i finanziamenti per il suo recupero».

«La Lunigiana con questo recupero potrebbe avere una nuova meta turistica che alzerebbe l’offerta storica-culturale. Il fatto che Dante abbia scritto parte della Divina Commedia a Giovagallo lo fa automaticamente diventare un luogo di interesse letterario a livello nazionale», conclude Nicola Gallo. —

cristiano borghini

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