Il Tirreno

In bici da Sondrio a Massa sulle tracce del nonno che salvò le pecore nel ’53

Manuela D'Angelo
In bici da Sondrio a Massa sulle tracce del nonno che salvò le pecore nel ’53

Fu veterinario della Prefettura ed ebbe un ruolo molto importante a Massa. I ricordi della famiglia

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MASSA. In pellegrinaggio attraverso la via Francigena, da Sondrio fino a Massa, per conoscere un breve spaccato della storia della loro famiglia: con le biciclette Barbara Calcinardi e le sue due figlie Maya e Sara, sono arrivate ieri a Massa, dopo 500 chilomentri a tappe, per scoprire i luoghi in cui aveva vissuto nonno Carlo, veterinario della Prefettura negli anni Cinquanta.

«Mio nonno fu un personaggio molto conosciuto qui a Massa- racconta Barbara- Volle trasferirsi nella vostra città, portandosi dietro tutta la famiglia, perchè qui c'era il mare e un clima di cui a Carate Brianza nessuno aveva mai goduto. Portò con sé nonna Franca, una donna ancora bellissima, che tutti ricordano perchè pur essendo giovane sfoggiava una chioma folta di capelli bianchi, “regalo” di una notte di paura in tempo di guerra e i suoi due figli, mio padre e zia Patrizia. Era nonna che accompagnava mio padre, mia zia e la loro amica d'infanzia al mare, dove lei rimaneva sempre completamente vestita».

Carlo Calcinardi fu veterinario della Prefettura ed ebbe un ruolo molto importante a Massa, intorno al 1953 quando scoprì e curò la brucellosi della pecora massese, una malattia trasmissibile attraverso il latte, che all'epoca avrebbe potuto contagiare l'intera popolazione massese.

«Mio padre ha frequentato il liceo classico Pellegrino Rossi- continua Barbara Calcinardi- e mi racconta di lunghe estati sulla costa, quando Massa si riempiva di turisti tedeschi e i ragazzini facevano amicizia, frequentando i campeggi e scrivendosi lunghe lettere per rimanere in contatto durante l'inverno. Volevo portare a Massa le mie figlie perché non l'avevano mai vista. Il periodo massese, per la mia famiglia, rimane ancora un po' in ombra. Il nonno fu trasferito dopo pochi anni a Sondrio».

Hanno alloggiato all'ostello Nizza come delle vere pellegrine e mangiato tordelli alla massese in centro storico, con un buon bicchiere di vino di Candia: «“Dopo il periodo di reclusione- conclude Barbara- cercavamo un senso di libertà; volevamo fare un viaggio per conoscerci meglio e siamo venute alla ricerca di un po' di storia della nostra famiglia». 

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