Il Tirreno

l’ambientalista leverotti al sindaco persiani 

«Ricognizione e poi all’asta le cave attive»

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massa

Scrive l’ambientalista Franca Leverotti: «Leggo sul Tirreno che solo 4 cave a Carrara hanno una scadenza naturale prefissata con l’atto di concessione. Il caso di Massa è diverso, e non solo per il fatto che le cave più recenti, affidate a trattativa privata, hanno una loro scadenza, ma perché negli anni ’70 c’è stata la volontà politica e morale di azzerare le concessioni di estense memoria e ripartire da capo».

Leverotti aggiunge: «Con il sindaco Fialdini era stato fatto nel 1971 il catasto dei beni demaniali, dove per le singole cave si ripercorre anche l’iter di apertura e passaggi societari; nel 1972 erano state dichiarate Decadute tutte le concessioni per complessivi 246 agri marmiferi; nel 1973 veniva data la possibilità di riprendere la cava con un nuovo contratto di concessione, vistato dal Coreco nel 1975: 96 chiesero di stipulare il contratto di affitto. Si sperava così di obbligare i concessionari a corrispondere la tassa marmi. Tra 1980 e 1981 ci fu una seconda ondata di caducazioni per inattività con pochi ricorsi al Tar di cui resta un prezioso elenco (non completo) delle numerosissime cave dismesse e delle poche in attività. Nel 2006 l’amministrazione Pucci produce un elenco dei concessionari con l’indicazione di fogli e mappali afferenti alle singole concessioni, che dovrebbe scoraggiare le ditte. L’Amministrazione faccia una debita ricognizione dei contratti di affitto e dei mappali concessi e si appresti a mettere all’asta tutte le cave attive». —

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