Il Tirreno

GiBì Baronchelli, quanto rammarico

Aldo Antola
GiBì Baronchelli, quanto rammarico

Il racconto dell’ex campione di ciclismo per il primo Giro corso da professionista e sfumato per appena 12 secondi

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Massa

Buon esordio al primo appuntamento in piazza Berlinguer, gremita (malgrado la contemporanea Atalanta-Juventus in tv) anche se con posti distanziati come vuole l’anticovid, per la rassegna “Libri da vivere in piazzetta” con l’opera di Gian Carlo Iannella dedicato all’amico campione del ciclismo Gian Battista Baronchelli. La serata condotta da Gabriel del Sarto è filata via liscia con gli spettatori rapiti dal racconto dello scrittore e dalle confessioni di Baronchelli; man mano che si andava avanti, i brani scritti sul libro erano arricchiti da particolari in viva voce. Tutto concentrato sul titolo il libro che in sostanza racconta di quanta fatica e aspettativa il campione poteva attendere nella differenza di tale tempo: dodici secondi che potevano portare Baronchelli in paradiso (sportivo) vincendo a vent’anni il suo Giro d’Italia e davanti ad un certo Eddy Merckx e invece tutto questo non è avvenuto per una quarantina di metri dopo aver fatto oltre 4000 chilometri di salite discese e pianura sulle due ruote. Baronchelli, incalzato dalla domande, ha poi rilevato molti aneddoti sui suoi duelli del tempo con i vari Saronni, Moser, Merckx, Gimondi e tutti i campioni del tempo anche stranieri. Soprattutto ha passato ai raggi x gli sfortunati campionati del mondo che alla pari con i giri d’Italia potevano dargli la magia iridata. «Sono stato sbalzato giovanissimo subito a confronto con questi mostri sacri – ha ripetuto Baronchelli dopo che lo aveva già confidato nella conferenza stampa fatta al Bed and Breakfast Cavour 33- ed anche se avevo appena vinto l’anno prima sia il Giro d’Italia che il Tour dell’Avvenire (i giri gemelli però per i dilettanti) non avevo avuto materialmente il tempo di maturare e fare la giusta esperienza nei professionisti. Questo è molto importante perché anche Merckx e Hinault hanno iniziato a vincere i giri ed a diventare i campioni che sono stati a 24 anni. Io ho iniziato a 21, ho sfiorato per 12 secondi la vittoria commettendo errori che potevano essere evitati, come il sopralluogo del percorso che al primo anno non avevo fatto e oltre alla foratura ho sbagliato alcuni tempi d’attacco, senza dimenticare poi che gli avversari erano Mercks e Hinault, non gli ultimi arrivati». Ed il mondiale mancato? «Era il mondiale più duro della storia -dice un Baronchelli diventato più loquace nella maturità, come conferma l’amico scrittore Iannella - siamo partiti in 150 e arrivati in 14, tutti distanziati. Io sono stato l’unico a restare in fuga con Hinault fino all’ultimo giro». E questi sono soltanto una piccola parte degli aneddoti, segreti e curiosità che insieme a tutte le altre nozioni si trovano nel libro. Una cosa è certa, Baronchelli ha vinto tantissimo, sia da dilettante che da professionista ma ha avuto la sfortuna di trovarsi negli anni dove il ciclismo era già pieno di campioni. Avrebbe potuto vincere molti Giri e Tour.

“Libri da Vivere in piazzetta” proseguirà con altri quattro autori e altre storie di cammini, musica, sport e poesia che si alterneranno nella piazzetta Enrico Berlinguer a Massa. Prossimo appuntamento, lunedi 20 luglio Elisabetta Salvatori autrice di “Piccolo come le stelle vita di Giacomo Puccini”.Aldo Antola

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