Il Tirreno

la serata a marina 

Il week-end inizia sereno ma c’è il timore delle risse

francesca vatteroni
Il week-end inizia sereno ma c’è il timore delle risse

Camilla, studentessa: «La scorsa settimana uno scontro tra 60 ragazzi» Alcuni giovani raccontano che c’è poca vigilanza contro i provocatori in giro

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carrara

Una movida tranquilla quella di venerdì sera, con un vero via vai di pattuglie di carabinieri, polizia di stato e polizia municipale: un bel dispiego di forze per tenere d’occhio il flusso di ragazzi e ragazze che il fine settimana si ritrovano nel centro di Marina e che nonostante sia diminuito e sia diventato dunque meglio controllabile, rispetto a quando alcune discoteche come l’Essenza (la disco tanto in voga oggi) hanno riaperto, continua a creare problemi di ordine pubblico con risse e tafferugli, come l’altra settimana.

Niente scontri e un po’ meno gente "euforica” in giro dunque questo venerdì, il venerdì successivo al week end agitato dalla rissa che ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Tutto calmo fino all’ultimo, intorno all’una, le due di notte quando poi hanno chiuso i locali e i ragazzi hanno iniziato a sciamare via piano piano, verso la Versilia e le discoteche.

Tra loro, i ragazzi della movida del centro, fermandone alcuni per fare qualche domanda, troviamo anche Camilla, giovanissima studentessa del liceo linguistico di Carrara che ci racconta di essercisi trovata proprio in mezzo allo scontro dell’altra settimana. «Lo scorso sabato c’è stata una rissa. Una sessantina di ragazzi coinvolti-ci racconta la ragazzina-erano sui 20 anni ma sono stati i domenicani ad attaccare briga-ci dice-io mi sono messa contro il muro e sono riuscita a uscire».

Nessuna paura che succeda di nuovo, le chiediamo. «Sappiamo difenderci», ci spiega da dietro la mascherina, attorniata dalle sue amichette che scoppiano in una risata annuendo.

Anche Luca e Marco, all’incirca della stessa età, confermano la dinamica dell’accaduto: «So che ci sono polemiche sul razzismo, ma io racconto quello che ho visto-dice Marco-sabato scorso sono stati dei ragazzi domenicani a provocare, poi comunque in generale anche i ragazzi italiani possono fare casino e risse ma sabato scorso non sono stati loro a iniziare-ripete-a me una volta per esempio un ragazzo italiano mentre passeggiavo per mano con la mia ragazza mi ha dato un pugno sulla spalla: lo fanno per metterti alla prova, ma io sono rimasto calmo e non ho reagito-ha detto, provando a suggerire-secondo me non c’è abbastanza controllo, c’è poca vigilanza».

Spostandoci verso l’Aisha e il Samba, la zona dove i ragazzi sono più grandi e la situazione è molto meno concitata, anche Elena un po’ più grandina, 25 anni, conferma, in mezzo alla musica e agli amici: «Di là si picchiano, ma noi qua lo scopriamo sempre il giorno dopo, ma noi qua siamo tranquilli. Vedo le pattuglie di Carabinieri in giro, l’altra settimana erano sul viale questa sera sono in fondo a via Ingolstadt per esempio-indica con il braccio-della rissa dei dominicani l’ho saputo domenica, me lo hanno detto causata da un portafoglio rubato, ma sono cose che ho sentito dire, non so con certezza, io di là non vado mai».

E qualche tavolo più in là incontriamo anche Nicola Codega, l’autore di Sempre in piedi, ideatore della Carrozzabile e impegnato in prima persona nella lotta contro le barriere architettoniche: «Sono qua per caso, sono uscito a cena e mi sono fermato a bere qualcosa prima di rientrare», ci spiega e quando gli chiediamo un’opinione sulla situazione dei ragazzi, lui che frequentando parecchio le scuole per coinvolgere e sensibilizzare le nuove generazioni sul tema disabilità, commenta: «Non sanno più divertirsi, si fanno selfie estremi, bevono senza misura: la mia generazione si prendeva la balla ma poi a fine serata si davano le chiavi della macchina all’amico sobrio, stasera passando davanti alle discoteche storiche della Versilia ho visto tantissime minorenni, praticamente bambine! Ma tanta responsabilità ricade anche sui genitori», commenta non approvando quanto fanno i ragazzi più giovani oggi. —

francesca vatteroni

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