Il Tirreno

il caos in magistratura 

Caos magistratura, le dimissioni di Ferri: «Nell'Anm conflittualità e doppi pesi»

Libero Red Dolce
Caos magistratura, le dimissioni di Ferri: «Nell'Anm conflittualità e doppi pesi»

Con questa decisione evita il rischio di essere espulso come successo a Palamara. "Non mi riconosco più nell'associazione", commenta  il politico di Italia Viva

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PONTREMOLI. Non si sono lasciati bene l’Associazione nazionale magistrati e Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa e deputato di Italia Viva. Ieri la giunta dell’Anm ha accolto la sua richiesta di dimissioni, cosa che gli consente di evitare il procedimento a suo carico dopo che lo scorso 20 giugno il parlamentino interno aveva deciso di rimandare ai probiviri sua posizione. «Le mie dimissioni risalgono al 2018, l’Anm non doveva che prenderne atto. In ogni caso non mi riconoscerei più in questa Anm: troppa ipocrisia , conflittualità e doppiopesismo », commenta Ferri.

La decisione è stata annunciata nel corso del Comitato direttivo centrale di ieri pomeriggio che ha quindi votato a larga maggioranza il non luogo a provvedere nei suoi confronti. Solo quattro, invece, i voti registrati nel 'parlamentino' per non accogliere le dimissioni e sospendere il procedimento sanzionatorio.

Per Ferri la decisione di Anm è la presa d’atto di un percorso che lui stesso avrebbe iniziato nel 2018, prima dello scoppio del caso Palamara.«Il ruolo di parlamentare - commenta il deputato di Italia V iva - è per me incompatibile con quello di iscritto all’Anm , da quando sono entrato in Parlamento ormai due anni fa non sono più socio, non è una notizia di oggi, ma che risale almeno al 2018». Risale al 1 luglio una lettera di recesso che Ferri inviò all’Amn dopo la decisione del Comitato direttivo centrale di rimandare ai probiviri gli atti relativi alla sua posizione di Ferri perché formulassero una nuova proposta. E nel testo le critiche non sono lesinate. «L’esercizio del mandato professionale, la condizione di magistrato in aspettativa, il clima che si è venuto a creare, il dibattito associativo non più sereno e costruttivo, pur nelle diversi posizioni, i criteri adottati in questi mesi, il non coerente racconto della storia associativa di questi anni il non complessivo, non condiviso, modo di procedere di questa associazione rendono ferma la mia scelta di non volervi più allo stato farne parte», scrive duro Ferri.

Ferri argomenta, documenti alla mano, di non aver pagato più il contributo associativo dal 2018. Insomma, a tutti gli effetti si sentiva fuori dall’Anm. Nella versione del politico dunque non si tratta di divorzio per“mutuo dissenso”. È lui ad avere infilato la porta, per andare via da un Anm dove non «riconosce quelle idee e quei principi che negli anni sono stati minati dalla continua contrapposizione e conflittualità correntizia che ne hanno fatto smarrire il ruolo e perdere il prestigio. Devo, inoltre, constatare, come l’applicazione del codice etico sia diversa a seconda dell’iscritto». Il veleno in coda. —


 

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