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Dipinti e frasi in strada a Carrara ispirati alla rivolta delle donne del 1944
Progetto di “public art” sugli spazi pubblicitari di via 7 Luglio realizzato da 12 artisti che parlano della condizone femminile oggi
Carrara. Una galleria d'arte a cielo aperto per ricordare quel "no" collettivo gridato dalle donne di Carrara nel '44. È l'opera di “public art” che 12 artiste hanno realizzato in via 7 Luglio, da ieri "tappezzata" di dipinti e frasi per ricordare la rivolta di Piazza delle Erbe e quel pezzo di storia conquistato dalle donne carraresi.
L'idea nasce dal confronto tra due amiche che durante il lockdown hanno visto il mondo dell'arte spegnersi poco a poco, di vetrina in vetrina, di galleria in galleria. Per riportarlo in città si sono ispirate alle 200 donne che nel 1944 non volevano abbandonare la città. Nonostante l'ordine di sfollamento dei nazisti. «Ci interrogavamo su come portare un po' di arte tra le persone – racconta la pittrice Enrica Pizzicori - e notando gli spazi per i manifesti pubblicitari vuoti a causa dell'assenza di eventi, abbiamo pensato di riempirli con dei messaggi».
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Messaggi che parlano di donne di ieri e di oggi, di conoscenze interiori, di conquiste. A "regalarli" alla città di Carrara, oltre ad Enrica, sono state le artiste Maria Bressan, Selene Frosini, Valeria Greco, Anna Fabrizi, Stefanie Oberneder, Alem Teklu, Anna Torre, il collettivo Amlrumdame, Daniela Borri e Sabine Feroci. «Ci siamo ispirate ad altre iniziative di Public Art che in Italia. Passando da via 7 Luglio, dove ho lo studio, ho visto questi spazi pubblicitari vuoti. Allora ho chiamato a raccolta le amiche artiste e loro hanno accettato di partecipare al progetto. Ognuna ha interpretato quella giornata e ne ha tratto ispirazione per parlare della condizione femminile oggi».
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E l'ispirazione le ha portate a immaginare volti di donne che si oppongono allo stato attuale delle cose, che sia quello imposto da un esercito militare che le vorrebbe portare "chi sa'ndov", come cita un'opera esposta, o quello che le vorrebbe giovani e mutilate, come succede in Etiopia con la pratica dell'infibulazione delle bambine. Un galleria da attraversare percorrendo la strada che oggi ricorda il 7 luglio del ’44. «Con le mie due opere: "Conosciti" e "Conquistati" volevo trasmettere – racconta Pizzicori – la forza della consapevolezza per l'inizio di una lotta. Quel processo che per andare fuori deve prima essere maturato dentro». Quella forza interiore che portò 200 donne, povere, stanche, ma determinate, a unirsi per non abbandonare la città. —
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