Il Tirreno

il caso 

La Camera cancella il maxi aumento dei canoni demaniali

DAVID CHIAPPUELLA

Alcuni concessionari come il ristorante La Tuga a Marina avrebbero dovuto pagare il 300% in più. E avevano chiuso

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carrara

Concessioni demaniali marittime: stop ai super canoni. La V commissione della Camera, accogliendo alcune richieste di Sib-Confcommercio, ha inserito nel “Decreto rilancio” alcuni emendamenti che prevedono l’eliminazione del canone demaniale calcolato secondo i valori definiti dall’Osservatorio mobiliare italiano (Omi). Un calcolo che stabiliva aumenti annui a volte superiori al 300%. Spiega Antonio Capacchione, presidente Sib: «La riformulazione riguarda il secondo comma dell’articolo 182 per impedire ai Comuni e alle Autorità portuali di effettuare la devoluzione delle opere e la messa all’asta delle aree oggetto di concessione nonché la soluzione del problema dei pertinenziali con l’eliminazione dei valori Omi e l’applicazione anche alle pertinenze del canone previsto per le opere di difficile rimozione».

Inoltre, chi dal 2007 ad oggi ha pagato somme non dovute potrà ottenere lo sconto o la restituzione di quanto versato. «Per i canoni pertinenziali -precisa il presidente dei balneari- si riapre anche la definizione agevolata del contenzioso mediante il pagamento del 30% se in un'unica soluzione o del 60% se il pagamento avverrà in sei rate annuali a partire dal prossimo anno. Ai balneari il sistema tabellare di determinazione del canone viene applicato a partire da quest’anno, mentre alla nautica l’eliminazione dei valori Omi è retroattiva dal 2007 con diritto alla compensazione nei prossimi anni dei canoni versati in eccesso».

Tirano un respiro di sollievo alcune centinaia di concessionari di aree demaniali in tutta Italia nell’attesa del maxiemendamento di conversione del decreto legge. Molte imprese del settore, a seguito della legge finanziaria 2007, avevano dovuto fare fronte a maxi aumenti del canone demaniale, con cifre fino a 300mila euro annui. Tutto ciò, aggiunto alla crisi economica, ha costretto molte ditte, in prevalenza piccole e medie aziende a carattere familiare, a chiudere i battenti. È stato il caso, a Marina di Carrara della titolare del ristorante “La Tuga”, che, il 27 marzo 2017, si è vista respingere dal Consiglio di Stato il ricorso contro il ministero delle Infrastrutturei, l’Agenzia del demanio e l’Autorità portuale per richiedere l’annullamento del decreto con cui quest’ultimo ente, il 13 ottobre 2014, aveva dichiarato la decadenza della concessione demaniale e ingiunto lo sgombero al ristorante, motivandoli con l’inadempimento dell’obbligo di pagamento del canone demaniale nel 2013, per 14.537 euro e nel 2014, per la cifra di 44.455,62 euro (totale 58.992,62 euro). In precedenza anche il Tar toscano, con una sentenza del 12 novembre 2015, aveva stabilito che l’ammontare del mancato pagamento fosse tale da comportare la decadenza del ristorante “La Tuga”, che aveva dovuto cessare l’attività. Il Consiglio di Stato, dunque, non ha fatto altro che confermare tale decisione, respingendo il ricorso.

Altre ditte, invece, impegnate nei ricorsi, attendono ancora le sentenze. I legali dei ricorrenti, citando la sentenza n. 328, emessa dal Tar il 27 febbraio 2015, in cui si stabilisce che “sono di proprietà del concessionario le opere che questi ha realizzato sulla superficie demaniale”, sostengono che il canone deve essere calcolato solo sull’area demaniale e non anche sul fabbricato. Adesso lo Stato, dopo anni di proteste e numerosi tentativi succedutisi in Parlamento per risolvere la situazione, ha avviato la procedura che prevede l’abolizione dei canoni Omi e la restituzione delle somme non dovute. —

DAVID CHIAPPUELLA

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