Il Tirreno

Blanca Teatro cerca spazi ma il Comune di Carrara non risponde

Francesca Vatteroni
Matteo Procuranti e Virginia Martini in scena
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Matteo Procuranti e Virginia Martini in scena

Da un mese la regista Virgina Martini aspetta la convocazione di un tavolo ad hoc per le esigenze delle compagnie. «Non si è fatto sentire nessuno»

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Carrara. Il Covid ha colpito anche arte, cinema e teatro, lo sappiamo. In particolare, c’è un teatro a Carrara che in questi lunghi 10 anni di afonia con gli Animosi chiuso e il teatro Verdi in agonia, è rimasto l’unico rifugio in cui hanno trovato casa compagnie indipendenti, maestro della ricerca teatrale, artisti della scena. Lo Spazio Palco38 e la compagnia Blanca, in via del Commercio, hanno progettato e mettono in scena da più di 20 anni a questa parte laboratori e rassegne per grandi e per piccini, ospitando chi davvero vive esclusivamente per e con il teatro senza smanie di popolarità, senza comparsate in tv, armati unicamente di passione e professionalità. Grazie a questo piccolo spazio magico, il Palco38, gli orizzonti di Carrara si sono schiusi alle navi greche dirette verso Troia, si è diffuso il rassicurante aroma di sugo e cucina romagnola nella storia dei fratelli Cervi o si sono districati gli interessi nascosti del Tav, e si potrebbe andare avanti così ancora.

Fino a che non è comparso il Covid 19. «Come tutte le realtà teatrali professionali abbiamo avuto lo stop totale: abbiamo bloccato le attività di spettacolo ma con mezzi a disposizione abbiamo continuato a fare formazione da remoto, consapevoli che comunque il teatro è fatto di relazione fisica, di presenza, di incontro e sudore. E poi a fine maggio abbiamo ripreso a fare formazione in presenza con bimbi e adulti, rispettando tutte le misure di prevenzione anti contagio” spiega la regista della compagnia Virginia Martini, orgogliosa nell’annunciare che tutti i 98 allievi sono tornati:«Li abbiamo suddivisi in piccoli gruppi di 5: ci si può immaginare quante ore di laboratorio facciamo ma era l’unico modo per riprendere il percorso. Uno sforzo necessario premiato dalla partecipazione degli allievi e del pubblico visto che sono ripresi anche gli spettacoli» racconta la regista .

Uno sforzo importante a fronte però di un’impasse dell’Amministrazione:«Siamo stati invitati al tavolo chiamato dall’assessore sotto il cappello di cultura e arte -ha stigmatizzato la regista-quindi abbiamo chiesto un tavolo specifico proprio perché il teatro ha una sua specificità e fisicità e in quella sede abbiamo chiesto la fruizione di spazi pubblici all’aperto per laboratori e spettacoli, ma non abbiamo avuto nessuna risposta ed è passato un mese. Come sempre abbiamo trovato ascolto, spazi e risorse in altri territori, con altre realtà e amministrazioni». La regista ha fatto poi il punto di quello che sarà lo scenario nel mondo del teatro se non muteranno scelte e condizioni:«I teatri che potranno lavorare saranno quelli finanziati dal Ministero, delle grandi Fondazioni che potranno ridurre gli spettatori, ma per coprire le spese dovranno aumentare il biglietto, andando nella direzione del teatro d’élite, il teatro per pochi, un teatro che parla a sé stesso mentre le realtà indipendenti che vivono grazie al rapporto col territorio, quelle che sviluppano percorsi con scuola e famiglie saranno penalizzate-avverte Virginia Martini facendo poi un parallelo con il nostro teatro civico riaperto da poco-gli Animosi quando ha riaperto non è stato uno spazio aperto alle realtà locali, ha aperto solo a pacchetti della Fondazione Toscana Spettacolo che però sono uguali ovunque: a Carrara come a Pisa.

Il teatro è un luogo che va riempito di contenuti e che riguardino le comunità, le persone, incontrando le specificità del territorio, perché con il teatro semini, aiutando a creare capacità critica e di confronto e poi raccogli ma ci vuole tempo-osserva la regista- Noi e come altre realtà locali, abbiamo il diritto di abitare gli Animosi con rassegne e spettacoli e progetti che non siano eventi passeggeri. Si dice-considera Virginia Martini- che Il teatro sarebbe una forma d’arte superata e che il Covid abbia dato il colpo di grazia: in realtà è il sistema teatrale produttivo e distributivo in crisi perché sottoposto a logiche commerciali e pieno di personaggi televisivi, ma il teatro come linguaggio è in crescita: tantissime persone sentono il bisogno di incontrarsi e mettersi a nudo! E allora non si tratta di salvaguardare una specie in estinzione, ma di dare spazio a qualcosa di vivo e che si trova sul territorio, nelle realtà professionali». —

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