Gioco
«Le cave di marmo inquinano, fermatele». Contestazione ad alta quota sulle Apuane
Escursionisti deI Cai e No Cav alla Foce di Giovo. Elia Pegollo: «Una dis-economia senza vantaggi per la collettività»
Massa. Marmo e acqua: un centinaio di persone domenica 5 luglio sono salite alla Foce di Giovo, vicino al Pizzo d'Uccello, per dire che entrambi gli elementi, caratteristici delle Alpi Apuane, sono compromessi dall'attività estrattiva. La contestazione organizzata da Gianluca Briccolani, fotografo e attivista del Cai, ideatore del progetto "L'altezza della libertà", si è focalizzata sull'impatto che l'industria del marmo produce sull'ambiente e sulla vivibilità dei territori. Sotto la lente degli attivisti, l'inquinamento dei corsi d'acqua, i costi della depurazione che ricadono sull'intera collettività, gli esigui valori del marmo versati nelle casse comunali, le conseguenze di politiche orientate all'industria che non permetterebbero la crescita di settori ambientalmente più sostenibili.
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In sostanza l'accusa mossa dai partecipanti, riuniti sotto una bandiera con su scritto "No Cav", è che ad oggi l'attività sia "una diseconomia senza vantaggi per la collettività". Queste le parole utilizzate dal professor Elia Pegollo per chiedere ai sindaci dei quattro comuni coinvolti dall'escavazione sulle Apuane, Massa, Carrara, Fivizzano e Minucciano – dai quali domenica sono partite 6 diverse escursioni con un'unica destinazione, la Foce di Giovo – di «tutelare la salute pubblica».
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«L'acqua è l'elemento primario per la vita - ha detto Pegollo - li vediamo solo noi i fiumi bianchi durante le piogge? L'inquinamento è il più grande debito che stiamo riservando alle generazioni future». Altro aspetto contraddittorio sollevato quello del lavoro. Per Casa Rossa non chiudere le cave perché equivarrebbe alla perdita di posti di lavoro, sarebbe un «ricatto occupazione» paragonabile a quello passato della Montedison e a quello dell'Ilva di Taranto: «La verità è che dietro quest'attività ci sono grandi profitti - è intervenuto un attivista - e che manca la consapevolezza che inquinare un fiume significa far morire delle persone». Per il collettivo Athamantha sarebbe l'espressione di un «sistema socioeconomico che prevede morte a livello globale». Secondo i manifestanti, anche l'immagine dell'estrazione per fini artistici sarebbe ormai superata. A fronte delle 4 milioni di tonnellate di marmo estratte nel bacino di Carrara, è intervenuto Nicola Cavazzuti, «solo 50 mila sono destinate all'uso ornamentale». Circa 1,25% del totale. —
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