Sicurezza
Carrara, Crudeli (Pd): sui nodi cruciali del marmo, tutto pende verso le imprese
La capogruppo dem analizza i due giorni sul pianeta lapideo: «Incredibili il silenzio del sindaco e il voltafaccia rispetto a quanto ripeteva sempre...»
Carrara
Roberta Crudeli, capogruppo Pd, torna ad analizzare la due giorni dedicata al marmo, su temi come il Regolamento degli Agri Marmiferi, la Ricognizione degli stessi e la delibera sui Pa. bE. (Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi) e, sottolinea, «ogni singolo tema avrebbe meritato un Consiglio Comunale dedicato. Così non è stato. Ci è stata imposta una maratona assolutamente ingiustificabile». E in merito alle tensioni di giovedì: «In passato di questi episodi ne sono accaduti molti. Ricordo con amarezza che alcuni che siedono oggi tra i banchi maggioranza istigavano i manifestanti. Quella dell’altro ieri è stata una manifestazione di protesta civile e il tentativo di entrare in consiglio non ha visto episodi di violenza».
Il punto chiave è uno, a detta della Crudelli: «Emerge il tradimento del Sindaco verso quel mondo che lo ha sempre sostenuto e il dietrofront dello stesso sui punti fondamentali del Regolamento degli Agri Marmiferi. Eloquente è il commento di Sansoni (Legambiente): “Noi siamo rimasti uguali, è cambiato qualcun altro e non so perché”».
Ricostruisce Roberta Crudeli: «Una bozza di Regolamento era pronta dal 2017. Allora il Movimento 5 Stelle gridò allo scandalo, al “golpe”. Dopo due anni e mezzo di nulla viene imposta una marcia forzata che alla fine produce un Regolamento pressoché analogo ma che su tre questioni cruciali lo fa “pendere” dalla parte delle imprese. La Ricognizione degli Agri marmiferi è una ricognizione parziale. Non tiene conto dei cosiddetti Beni Estimati sui quali De Pasquale prometteva, anche da Sindaco, di volerli inserire ad ogni costo nel Regolamento».
Il nodo della premialità
Uno dei temi più dibattuti è stata la cosiddetta “premialità”.
«Per i titolari di concessione - riassume la Crudeli - è previsto un periodo “transitorio” prima di rimettere la concessione in gara. Vi si può accedere garantendo la lavorazione in loco di almeno il 50% del materiale estratto. Si può salire fino ad un massimo di 25 anni complessivi se la percentuale sale e se si fanno investimenti. Nella bozza del centrosinistra gli investimenti erano vincolati al settore lapideo. Nella versione odierna, votata a maggioranza, si propone una premialità addirittura slegata dal settore lapideo. Per cui, in linea teorica, un investimento generico legato al turismo (ad esempio la realizzazione di un albergo), che rimarrà a fine concessione patrimonio privato, consente la proroga di una concessione su un bene pubblico. La contraddizione clamorosa del Sindaco è che è sempre stato contrario a qualsiasi tipo di sistema premiante e oggi ne “confeziona” uno molto sbilanciato verso l’interesse privato. Come Partito Democratico abbiamo una visione diverse e questa proposta è inaccettibile. Abbiamo provato ad emendarla ma ci hanno votato contro».
Le cave “miste”
Altro tema su cui c’è stata molta polemica, le cave cosiddette “miste”. Ecco le parole di Roberta Crudeli: «Si tratta di una cava in cui insiste proprietà pubblica (Agro Marmifero) e proprietà attualmente privata (Bene Estimato). Il Movimento 5Stelle aveva escluso da gara pubblica il rilascio di questa concessione nel caso in cui la percentuale dell’Agro fosse minore del 50%. Siamo intervenuti in commissione costringendoli ad una parziale marcia indietro. Hanno riproposto però un articolo che lascia aperta la porta all’affido diretto al privato nel caso in cui la gara vada deserta. Anche in questo caso De Pasquale è passato dal “ridare le cave ai carrarini” a regalarle tutte a chi già le possedeva parzialmente. Per il Pd laddove è presente la proprietà pubblica tutto deve andare a gara, senza se e senza ma. Abbiamo presentato un emendamento (giudicato tecnicamente ammissibile) e il Movimento 5 Stelle lo ha respinto a maggioranza».
Beni Estimati
Per non parlare dei Beni Estimati, per anni il mantra del Sindaco De Pasquale e cavallo di battaglia indiscusso del Movimento 5 Stelle. «Con queste delibere - sottolinea la Crudeli - non cambia nulla. De Pasquale, quand’era consigliere di opposizione chiedeva un “atto di coraggio” che doveva concretizzarsi in una delibera di Consiglio Comunale da fare in 5 minuti per l’annessione al patrimonio pubblico dei beni estimati, anche dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 2016, e si rivolgeva a noi descrivendoci come ostaggi delle lobby del marmo. Come Partito Democratico abbiamo sempre sostenuto che fosse necessaria una legge nazionale. La cosa imbarazzante è che ha continuato a sostenere questa “bugia” anche in campagna elettorale rispondendo ad una precisa domanda del giornalista Massimo Braglia, prima del ballottaggio (2017). Successivamente lo ha fatto anche da sindaco dopo le sentenza di 1° grado del Tribunale di Massa sui Beni Estimati (Febbraio 2018, sentenza Puzone). Non solo, De Pasquale si è limitato a censire gli Agri Marmiferi (tra l’altro parzialmente) e si è dimenticato di portare all’attenzione del Consiglio la Ricognizione dei Beni Estimanti, che, stante le sue dichiarazioni da Sindaco, non giace più in un cassetto dell’Ufficio Marmo ma probabilmente oggi si trova nella soffitta di casa sua. Forse pronta ad essere tirata fuori quando qualcuno glielo chiederà».
Cosa ha risposto il Sindaco su questo?
«Non ha risposto. Visibilmente imbarazzato e turbato. Due giorni di scena muta. Sono stati portati, dal mio collega Bottici, verbali, articoli di stampa, persino registrazioni di interventi in Consiglio, inequivocabili. Documenti chiarissimi. Persino i video del Consiglio Comunale. Un silenzio quello del Sindaco che ha dell’incredibile». E ricorda: «De Pasquale scrisse in una mozione con buona pace del “negazionista Del Nero”, cito testualmente: gli amministratori che si sono succeduti alla sindaca Fazzi Contigli, secondo noi, potrebbero rientrare in una delle seguenti categorie “Ladri, incompetenti o complici”. Lo disse in merito al mancato inserimento dei Beni Estimati nella Ricognizione e della mancata tassazione degli stessi. Allora mi chiedo: oggi quelli che componevano quel “noi” di allora e che sono tra i banchi del Consiglio e tra quelli della Giunta in quale categoria si collocherebbero? Quella dei ladri o quella dei complici?». R.C.
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