Gioco
«Abbiamo vissuto insieme la terza guerra mondiale adesso insieme ripartiamo»
Giovani medici, infermieri, mamme, bambini, commercianti e alcune modelle Camici e grembiuli, e non solo, uniti: e già si pensa alla seconda edizione
Francesca Vatteroni / carrara
Il 4 marzo il governo annunciava misure di chiusura sull'intero territorio nazionale e il 3 luglio a Carrara, per iniziativa di alcuni medici appoggiati da alcuni commercianti carraresi, si è voluto celebrare e rendere merito a due categorie di lavoratori che più di ogni altro hanno pagato il prezzo più alto di quanto accaduto. Camici e grembiuli sono gli indumenti di lavoro delle due categorie e sono anche il titolo di questa celebrazione, che si è svolta venerdì pomeriggio. Medici, infermieri, negozianti, ristoratori, baristi, artigiani, insomma tutti coloro i quali hanno avuto l’attività ferma, sono stati e sono, insieme ai sanitari, coloro i quali hanno sofferto più di ogni altro questa emergenza, come spiega anche il dottor Angelo Bianco. «A 4 mesi esatti dal lockdown abbiamo cercato di rendere omaggio e celebrare l’impegno e il sacrificio, soprattutto dei commercianti: noi medici e gli infermieri abbiamo affrontato il Covid in corsia, ma fa parte del nostro mestiere, per i commercianti invece, a cui va tutta la nostra solidarietà, è diverso-spiega l’organizzatore nonché medico chirurgo in stanza presso il Sant’Andrea di La Spezia-loro stanno pagando veramente tanto: l’ordine dei medici non ha potuto patrocinare l’iniziativa perché può farlo solo con iniziative scientifiche ma l’ordine degli infermieri sì e alcuni commercianti ci hanno appoggiato» ha spiegato Bianco. Una nobile iniziativa che però non ha trovato una forte risposta fra i cittadini che erano stati invitati a partecipare indossando tutti grembiuli o camici:”Sarà per le prossime edizioni” ha promesso Bianco a conclusione della piccola passeggiata, accompagnata da 4 giovani modelle carraresi professioniste, Sara Pinotti, Giulia Franceschini, Giulia Rossi e Marianna Paolini, tutte sotto agenzia ArteModa, elegantemente vestite con gli abiti messi a disposizione dal negozio di piazza Alberica Monsac e al loro primo impegno dopo il lockdown:«Siamo qua per dare un po' di colore a questo evento» ci dicono sorridendo. Il piccolo corteo ha attraversato il centro storico passando davanti al ristornate le Zie in piazza Duomo, dove è stato degustato un veloce aperitivo, fino in via Santa Maria dove Tabula Rasa offriva laboratori didattici per i bambini e stampava il logo dell’iniziativa sui camici e i grembiuli. Un’iniziativa che doveva servire per dare voce a chi non l’ha avuta neanche prima del lockdown, come Gabriele Carrieri, giovane medico con un contratto di formazione lavoro in Pronto Soccorso al Noa di 22 mesi, terminati i quali non sa cosa accadrà di lui, finito in quello che viene definito imbuto formativo. Già, perché il dramma della sanità non passa solo dai tagli dei posti letto ma anche dal taglio delle borse di studio che permettono ai medici l’accesso alla specializzazione:«E’ sembrato di vivere la III guerra mondiale-racconta la sua esperienza il giovane medico-dovevamo gestire una situazione di cui non sapevamo molto, all’inizio pensavamo fosse polmonite virale ». Più avanti, dentro il laboratorio di Tabula Rasa incontriamo i piccoli amici intenti nei calchi delle loro manine. Uno di loro è Edoardo, ha 5 anni, ha passato il lockdown insieme alla sua mamma, il suo babbo e la sorellina mentre la nonna infermiera lavorava:«Mio marito cucinava e io imbiancavo-racconta mamma Monica scherzando- invece mia mamma è infermiera qua a Carrara e lavorava: ancora adesso non ha ripreso la sua attività ordinaria ma sta facendo triage gestendo entrate e uscite». —
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