Il Tirreno

il cantiere della discordia 

Il ponte e altre emergenze nasce Avenza in Frac

Francesca Vatteroni
Il ponte e altre emergenze nasce Avenza in Frac

Un comitato per “far rivivere arte e cultura” partendo dai lavori che hanno messo in subbuglio il centro storico. Chiesto un nuovo incontro con sindaco e Regione

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Francesca Vatteroni / avenza

Il ponte Menconi resta all’ordine del giorno per la comunità avenzina: l’opera di innalzamento progettata della Regione continua infatti a destare preoccupazioni, nonostante l’incontro con i tecnici venuti da Firenze, i quali evidentemente non hanno saputo dissolvere i profondi malumori.

«Respingiamo e mettiamo in discussione tutta l'opera nel suo insieme e chiediamo un incontro urgente con Sindaco e Regione: non vogliamo contestare in corso d'opera, ma semmai prima che i lavori inizino» sostengono con tenacia i cittadini. Non una planimetria, non ancora un piano di viabilità comunicato ufficialmente a cantiere aperto, la paura per l’allungarsi dei tempi con il ponte chiuso e soprattutto una serie di criticità legate al progetto, tra cui pendenza, attraversamenti pedonali in prossimità del ponte con scarsa visibilità per via della pendenza stessa, il marciapiede troppo stretto sul ponte e uno "cieco" in via Giovan Pietro. Nel frattempo però i cittadini non si perdono d’animo e danno vita, per votazione quasi unanime dei presenti, al Comitato Avenza in Frac (acronimo: Far Rivivere Arte e Cultura): comitato aperto a tutti, incluse le associazioni, in primis la Proloco di Avenza. L’intento è creare dei gruppi di lavoro specifici costituiti dai cittadini che possano mettere le loro competenze professionali al servizio della comunità avenzina per il rilancio della frazione carrarese e per interfacciarsi con amministrazione comunale e Regione sul fronte ponte Menconi. “Perché non mettere insieme delle forze senza dicotomie tra Comitato e associazioni?” si sono detti i cittadini dando vita al Comitato. Diversi i punti del progetto che non convincono, in particolare Claudio Poletti segretario della Proloco, ha posto l'accento sulla complicazione legata al marciapiede lato monti della strada Giovan Pietro quando intercetta il ponte:«Dobbiamo subito andare a parlare col Sindaco-ha esortato Poletti- perché il muretto che sorgerà sul lato monti della strada è un muretto cieco, che si chiude senza sbocco, alto un metro: su quel lato del marciapiede non ci andrà mai nessuno! Come hanno potuto pensare nel 2020 un muretto così in centro città! Bisogna abbassare le quote del ponte perché così non è raccordabile!» ha proposto, riferendosi a quell’attacco del ponte, il quale, innalzato e dovendo scendere per raccordarsi con la strada Giovan Pietro, creerebbe una pendenza che si tradurrebbe, rispetto al marciapiede più in basso, in un muretto di un metro:”Il muretto comincia a salire all’altezza di Paglini e arriva fino a un metro, per poi chiudersi senza sbocco” mette sull’avviso Poletti. Stefano Cucurnia che abita proprio lì (oltre ad avere lì anche il negozio), osserva, mostrando il progetto:«Io mi ritrovo davanti a casa un bel muretto di 1 m e 20, in più il ponte punta dritto verso casa mia-dice Cucurnia, richiamandosi al fatto che né il ponte attuale né quello del progetto, sono in linea con la strada: infatti Cucurnia ha davanti casa un archetto di protezione proprio perché i veicoli arrivando dal ponte, ci picchiavano contro-senza considerare-ha concluso- che alzandosi, il ponte acquista una pendenza del 22%. Questo progetto fa acqua da tutte le parti» ha chiosato. —

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