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Ex dipendente truffa la banca e si giustifica: "Ero malato, non mi rendevo conto"

Libero Red Dolce
Ex dipendente truffa la banca e si giustifica: "Ero malato, non mi rendevo conto"

Ha fatto ricorso contro il licenziamento per giusta causa. Ma per il giudice il disturbo che aveva all'epoca dei fatti, una pancreatite, non giustifica il suo comportamento

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CARRARA. Dopo aver scoperto che per cinque anni aveva aperto sette conti correnti mai sottoscritti da parte dei titolari facendo circolare su questi 108 bonifici dal valore di 178mila euro, che finivano regolarmente nelle sue tasche, un dipendente di un istituto di credito con sede a Carrara è stato licenziato. L’uomo però non ritiene che il suo datore di lavoro abbia delle buone ragioni: soffre di diverse malattie, alcune di natura psicologica altre come la dipendenza dall’alcool e la pancreatite, e per questa ragione non si sarebbe reso conto che quello che stava facendo era sbagliato.C’è stato un processo, e alla fine di questo il giudice Augusto Lama ha stabilito che la banca aveva tutte le ragioni per licenziare il dipendente che in cinque anni gli aveva portato via quasi 200mila euro.

Il meccanismo era piuttosto semplice. Aveva aperto i sette contratti “Servizi online family” e altrettanti conti correnti, a nome di parenti o persone affini. E per ricevere gli sms di conferma delle operazioni legati a questi conti aveva sempre indicato il suo numero di telefono. Dunque in cinque anni, bonifico dopo bonifico fino a farne ben 108, il dipendente della banca ha fatto arrivare sul suo conto 178mila euro. Ma per quei movimenti non c’era alcuna legittima disposizione.

La banca scopre che c’è qualcosa che non va, fa un’indagine interna e riconosce la responsabilità del suo dipendente. E a quel punto parte la lettera di licenziamento.

Il dipendente però non ci sta e decide di agire in giudizio. Secondo i suoi legali l’insieme delle sue patologie psicofisiche avrebbero “alterato e compromesso le capacità psicologiche e morali di rendersi conto del disvalore giuridico e sociale degli atti e dei comportamenti posti in essere”. In pratica, non sapeva quel che faceva.

Il giudice dispone così una perizia medica. Le patologie sono tutte dimostrate da accertamenti clinici, visite e ricoveri, ma solo una è precedente o contemporanea ai fatti contestati: la pancreatite, attestata per la prima volta nel 2009. “Patologia fisica indiscutibilmente seria - scrive il giudice - ma che nulla può avere a che fare con la presunta sindrome psichiatrica che avrebbe condizionato il ricorrente nel suo rapporto di lavoro”.

Il primo certificato medico che accenna ai problemi psichiatrici invece è decisamente successivo. Siamo nel 2017, quando già i bonifici avevano già fatto la loro traiettoria fino al suo conto corrente. Non che le patologie non esistessero, ma secondo il giudice i disturbi più gravi si manifestano tardi, quando la maggior parte degli illeciti sono stati già commessi. E anche i colleghi hanno testimoniato che l’uomo si comportava in modo normale. È emersa invece una certa prodigalità dell’uomo. Acquisti senza badare a spese: una moto, finanziamento per l’auto, molti vestiti, pagava la badante ai genitori. E quando faceva la spesa comprava qualcosa per i mendicanti, cosa che «lo faceva sentire bravo e importante». Per il giudice questa prodigalità ha probabilmente portato l’uomo a dover affrontare dei debiti da ripianare. Il giudice ha confermato la legittimità del licenziamento. —
 

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