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Unicoop Tirreno, tre mesi per definire un nuovo integrativo
Carrara
Tre mesi. È l’orizzonte definito da Unicoop Tirreno per definire un nuovo contratto integrativo aziendale a fronte degli accordi sindacali scaduti il 30 maggio. La società cooperativa, che a sede a Vignale di Riotorto (Piombino), ha comunicato la disdetta dal 1º ottobre di tutti gli accordi, consuetudini e prassi aziendali.
«La discussione avviata ormai quasi due anni fa con i sindacati è in stallo – dice il direttore generale di Unicoop Tirreno Piero Canova (foto)–. Insomma, abbiamo avuto la sensazione che fosse necessario creare una discontinuità».
La partita coinvolge circa 3.800 dipendenti, il 93% dei quali sono con contratto a tempo indeterminato. Di questi circa la metà non ha accesso a parte dei benefici definiti nell’attuale contratto integrativo, che è stato siglato nel 2006. Ovvero, in un contesto di mercato e una situazione della società cooperativa completamente diversi da quella di oggi. Tanto che dal quartier generale di Vignale di Riotorto sottolineano che si tratta del secondo integrativo più oneroso tra quelli delle grandi cooperative in Italia, con un costo di 10 milioni di euro all’anno e un’incidenza del 10% sul costo totale del lavoro. E a questo affiancano il contratto nazionale, che prevede un’onerosità media superiore tra l’1 e l’1,5% rispetto agli altri contratti nazionali del settore servizi.
«L’obiettivo di un integrativo a cui tutti abbiano acceso è una questione di equità – sottolinea il dg Canova –. Ad oggi, per esempio, abbiamo persone che a parità di mansione e responsabilità e con anzianità simili hanno orari diversi. C’è chi fa 38 ore e chi 36, con tutte le difficoltà di un capo negozio di combinare queste differenze». Da qui l’invito: «Troviamo un comune denominatore per semplificare la gestione dell’azienda, perché è da questa via, rendendo i processi più gestibili, che vogliamo generare i risparmi».
«Nel 2019 - aggiunge - abbiamo raddoppiato gli investimenti in formazione del personale. Le persone devono sentirsi motivate a dare quella prestazione in più che oggi fa la differenza nel rapporto con il cliente. E servono dei meccanismi per poter riconoscere l’impegno».
Intanto, il venir meno dell’accordo quadro che risale a maggio 2017, che rimodulava alcuni elementi del contratto integrativo del 2006, determina per Unicoop Tirreno un costo aggiuntivo di circa 300mila euro per quattro mesi, fino al 30 settembre. E viene definito a chiare lettere un onere non sostenibile oltre quella data. Al punto che, salvo accordi entro il 1º ottobre, la cooperativa applicherà ai propri dipendenti esclusivamente la normativa di legge e la contrattazione nazionale. Ma annuncia anche la possibilità di emanare un regolamento aziendale in sostituzione del contratto integrativo.
M.M.
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