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Un Cuore un Mondo attiva una nuova casa di accoglienza a Turano
Con questa struttura salgono a quattordici le camere per i familiari dei bimbi ricoverati all’Opa di Massa
Massa. Non ha potuto essere inaugurata ufficialmente, causa Covid-19, ma la nuova struttura di accoglienza gestita dall’Associazione di Volontariato “Un Cuore un Mondo Onlus” da un mese è in piena attività. Si tratta del piano terra di una palazzina di Turano appartenente alle suore Ancelle dell’Immacolata di Santa Maria Adorni, la cui casa madre è a Parma.
Le case di accoglienza gestite dalla Onlus, operante all’interno dell’Ospedale del Cuore nell’assistenza ai bambini ricoverati e dalle loro famiglie, sono attualmente la Casa Bocelli (in grado di ospitare 8 camere) e la casa Johnson (che ne ha 4), nate dalla ristrutturazione di ruderi vicino all’ospedale ad opera di fondazioni filantropiche. A queste si erano aggiunti due spazi in comodato gratuito temporaneo a Montignoso che sono stati liberati il 6 giugno e che, grazie alla collaborazione di Anselmo Ricci presidente della Cooperativa Cava Gioia e alla Croce Rossa Italiana di Massa (da sempre grandi sostenitori dell’associazione), sono stati traslocati e adeguati nella palazzina di Turano.
Si tratta di tutto un piano terra, due camere molto ampie, con bagno privato, cucina e spazio lavanderia in comune.
«Da un po’ di tempo stavamo cercando un altro spazio e avevamo adocchiato questo edificio che gode di ampio cortile e parcheggio, in una zona molto prossima all’Ospedale e vicino alla farmacia e panetteria – racconta la coordinatrice Elisa Bertugelli – e con queste siamo a 14 camere da dare a disposizione di mamme e parenti dei bambini ricoverati. Il nostro prossimo traguardo, sperando nella generosità e collaborazione delle persone, sarà riuscire a sistemare l’ultimo piano della palazzina, centinaia di mq attualmente mansardati sui quali potrebbero essere ricavate altre 8-9 stanze. Ci stiamo rivolgendo a tutti gli interlocutori possibili, a quelli che potrebbero finanziare il progetto ma anche a quelli che potrebbero prestare a titolo gratuito la manodopera (idraulici, muratori etc.). Il progetto è già in mano all’ufficio tecnico dell’Opa, visto che comunque che la nostra attività continua a svolgersi su un piano sanitario. Il nostro grazie sentito va a Anselmo Ricci che personalmente si è prestato per il trasloco, così come la Cri, sempre in contatto con noi».
«L’emergenza Covid ha ridotto la nostra attività in presenza (l’ospedale stesso non ha lavorato al pieno) – racconta l’altra collaboratrice Enrica Legname – ma non ci ha fermate. Abbiamo lavorato a distanza, rimanendo vicino alle persone via telefono o Internet e prestando tutti gli aiuti possibili, anche andando a portare loro spesa, fornendo cibi o vestiti a chi ne aveva bisogno, gestire il traffico e i permessi legati all’accoglienza specie dall’estero. Ovvio che le gravidanze continuavano ad arrivare. Ora abbiamo ripreso, con tutti i dispositivi di sicurezza necessari, ma indubbio questo periodo di pandemia ci ha insegnato molto».
Le case vengono date a titolo gratuito per il periodo legato al ricovero, e le spese delle utenze e il contributo affitto da dare alle suore è a carico dell’associazione: «C’è comunque molta riconoscenza in queste persone che non si sentono abbandonate e capita che ognuno dia un contributo, sempre libero e facoltativo» dice Enrica, mentre Elisa vuole sottolineare una bella coincidenza: «Questa convivenza con le suore (che continueranno ad occupare il piano intermedio con entrata indipendente) farà bene allo spirito ma soprattutto è una eredità che accogliamo volentieri in quanto questa struttura, in tempo di guerra, ha ospitato donne vedove e bambini orfani, dopo ha funzionato anche come asilo. Queste mura parlano di famiglia e assistenza e siamo molto soddisfatte di questo successo». Da poco tempo la Onlus è riuscita a dotarsi anche di una Fiat 500 XL, con capienza 7 posti, utile agli spostamenti delle socie per i banchi alimentari e per il trasporto da e verso gli aeroporti.
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